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giovedì, Settembre 24, 2020
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Sciopero dei lavoratori forestali dipendenti del Corpo forestale dello stato presso gli Uffici territoriali per la biodiversità

Da più di quattro anni i 1700 lavoratori forestali dipendenti del Corpo Forestale dello Stato, di cui 40 in forza all’Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Belluno, sono senza contratto aziendale. Vorremmo che finalmente qualcuno ci dica come è possibile che, dopo tutto questo tempo  (parliamo di anni), nessuno si sia preoccupato di dare una risposta ai bisogni di questi lavoratori e come si possa pretendere che questi lavoratori, continuino, come fanno tutti i giorni, a svolgere i compiti assegnati (che di certo non riguardano il personale in divisa) come curare i vivai, accudire gli animali, tagliare gli alberi, allevare pesci, risistemare casere e muri a secco, fare staccionate, lavorare il legno, sfalciare prati, produrre miele , quando poi gli stipendi restano bloccati , lo sviluppo professionale non offre sbocchi e non si riesce a chiudere un contratto che aiuti a migliorare le condizioni di lavoro e le relazioni sindacali. Se si passa per il Nevegal, il Vincheto di Celarda, per Salet o Candaten, in Val Tovanella o nel Parco delle Dolomiti, non si può non rendersi conto di quanto questi lavoratori siano importanti per la manutenzione del territorio, del loro impegno e della loro professionalità. Dopo aver faticosamente ottenuto la riassunzione degli operai a tempo determinato, che comunque non sanno mai se l’anno successivo saranno riassunti e che quindi vivono in una situazione di assoluta precarietà, il Ministero ha confermato di non aver le risorse necessarie per il rinnovo del Contratto Aziendale, tanto meno per assolvere ad un obbligo già sancito dal vigente Contratto, vale a dire l’erogazione del buono pasto, come viene da sempre invece garantito a tutti gli altri dipendenti del CFS, civili e militari. Impegno sottoscritto e non mantenuto, che sembra voler ancora una volta discriminare tra lavoratori di serie A e lavoratori di serie B. E’ una vergogna che all’interno dello stesso CFS convivano i privilegi dei militari, dei pubblici dipendenti e il più umiliante sfruttamento di operai che hanno soltanto il torto di non essere lavoratori di ruolo. Essi infatti sono regolati da un contratto privatistico. Ad oggi la situazione è ancora più pesante in quanto anche il Contratto Nazionale di Lavoro risulta scaduto da quasi un anno. La crisi economica, non può essere la scusa che nega ai lavoratori ogni diritto. La buona volontà del sindacato e di questi lavoratori è stata ampiamente dimostrata; è giunta l’ora che qualcuno risolva questa vertenza e ridia “dignità” al lavoro di queste persone. Per questo le Organizzazioni Sindacali, dopo aver sollecitato l’attenzione Ministro Galan con lettera datata 19 maggio seguita dallo sciopero del 28 maggio  e ulteriore lettera sempre al Ministro del 9 settembre, hanno scioperato anche il 17 settembre e sciopereranno ancora con una manifestazione a Roma il 6 ottobre 2010 al fine di rendere giustizia a questi lavoratori che da quattro anni continuano a fare il loro dovere nonostante siano fatti oggetto di tanta indifferenza.

  Paolo Casanova Stua – Flai Cgil Belluno

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