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lunedì, Gennaio 30, 2023
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Quell’antico vizietto italico di cambiare casacca

Probabilmente ce l’abbiamo nel Dna. E’ una latente inclinazione al cambio di casacca. Dopo il 23 luglio del 1943 di fascisti in Italia ne rimasero pochi. Ma c’era di mezzo una Guerra mondiale e molto sangue e sofferenze. Però successe anche 50 anni dopo ai socialisti, senza alcuna guerra in corso se non quella delle carte di Tangentopoli. Da quel famoso 30 aprile del 1993, infatti,  quando Craxi all’uscita dell’Hotel Raphael fu investito dalla pioggia di monetine, sparirono per un po’ i socialisti, salvo ricomparire dopo alcuni anni in formazione ridotta. Un prodigioso trasformismo, insomma, che attraversa l’intera penisola. Un popolo di camaleonti, sempre pronti ad adattarsi a qualsiasi evenienza e a lavorare per il sucessore. Qualcosa del genere sta succedendo in questi giorni in Sicilia, dove Cuffaro e altri dell’Udc, che sono all’opposizione, stanno valutando se fare o non fare il salto del fosso, per passare con Berlusconi. Chi rimane truffato in questo caso è l’elettore, che crede di aver dato il voto ad uno schieramento, eppoi scopre che il suo voto è andato dalla parte opposta. In Sicilia come nelle Dolomiti, piaccia o no a chi crede esista un popolo padano, le dinamiche della politica non sono poi molto diverse. Facciamo qualche esempio recente (altrimenti il repertorio diventa troppo lungo) di casa nostra. C’è Oreste Cugnac, presidente del consiglio comunale di Belluno, che ha salutato il Pdl dove era stato eletto (in quota Forza Italia) per andare con la Lega Nord (in attesa dell’ok di Orso grigio). Maria Cristina Zoleo leader del Pd, oltre che esser stata candidato sindaco del centro sinistra, è passata prima con il Patto per Belluno di Celeste Balcon, poi se ne è andata anche da lì ed ha fondato un suo gruppo denominato “Con Belluno” insieme alla Federica Toscano anche lei fuoriuscita dal Patto per Belluno.  L’ultima fuga è quella di Ezio Caldart, che dal Pd passa a “Con Belluno” con capogruppo la Zoleo. Intendiamoci, tutte operazioni legittime, infatti non c’è al momento alcun obbligo di fedeltà per legge o regolamento alla lista in cui si è stati eletti. Tuttavia, qualche perplessità ce l’abbiamo noi di Bellunopress, che tra l’altro di tessere di partito ce ne intendiamo poco per non averne mai avute. Perché se è vero come è vero che l’Italia è una democrazia rappresentativa, una volta dato il voto a un candidato della sinistra qualcuno ci dovrebbe spiegare come mai sia perfettamente legale che questo politico si butti a destra. E il mandato che gli abbiamo dato a rappresentarci, non è stato forse tradito?

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