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martedì, Febbraio 7, 2023
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Prade, un Robin Hood al rovescio che toglie ai poveri per dare ai ricchi: lascia a casa gli infermieri contrattisti della Casa di Riposo, ma dà il via libera alla profumata consulenza di 300mila euro in tre anni per una faraonica accademia svizzera sul Nevegal

Antonio Prade
Antonio Prade

La Ser.Sa è la società partecipata del Comune di Belluno e della Uls n.1. Una iniziativa mista pubblico-privato nata alcuni anni fa con l’amministrazione De Col, che si occupa della gestione della Casa di Riposo di Belluno. E’ un fiore all’occhiello regionale e probabilmente anche nazionale. Un esempio per tutti: l’Unità operativa di Gastroenterologia della Uls 1 di Belluno ha sottoscritto un protocollo con la Ser.Sa in forza del quale il personale specializzato di quest’ultima può gestire autonomamente le patologie di nutrizione enterale PEG (Percutaneous Endoscopic Gastrostomy), ossia quel sondino che porta il cibo nello stomaco per quei pazienti che non possono alimentarsi per bocca. E’ evidente che questo rappresenta un risparmio di gestione, perché il paziente non va a caricare sulle strutture ospedaliere, oltre che beneficiare egli stesso non dovendo affrontare spostamenti Casa di riposo – Ospedale per la sostituzione o il controllo del sondino. Ebbene, perché l’amministrazione Prade, tramite la controllata Ser.Sa non ha più rinnovato i contratti a delle importanti figure professionali a contratto che operavano nella Casa di Riposo? E invece non ha battuto ciglio nell’aprire il portafogli dell’altra sua società controllata Nis (100% del Comune di Belluno) per erogare 300 mila euro in tre anni più benefit di villetta con giardino a mister Gerard Luyet dalla cui consulenza dovrebbe sorgere un a faraonica Accademia dell’ospitalità delle Dolomiti? 

Paolo Bampo
Paolo Bampo

 Jacopo Massaro ha inoltrato oggi un’interrogazione al sindaco Prade affinché dia delle spiegazioni sulla questione. Lo stesso ha fatto con noi Paolo Bampo, leader del  Pab, il quale ironizza: “Prade è riuscito a fare il miracolo, per non sforare il patto di stabilità ha tagliato le consulenze alla Ser.sa e quindi l’assistenza medica alla Casa di Riposo e quei soldi li ha dati allo svizzero”.   E mette in guardia, Bampo, sulla manovra che è in atto: “Per rispettare il patto di stabilità il Comune deve ridurre spese e quindi le consulenze. SerSa e Nis sono società partecipate del Comune di Belluno, solo che la SerSa è un fiore all’occhiello regionale e la Nis ha da sempre i bilanci in sofferenza. Certo, non è obbligatorio, ma anche le controllate dovrebbero essere virtuose. Nis gestisce impianti sportivi (svago e sport), mentre SerSa fornisce servizi socio-assistenziali indispensabili . SerSa è stata obbligata a riduzioni e contenimenti, mentre la Nis ha stipulato contratti per 300.000 euro + benefit con un consulente esterno per programmare sviluppo del Nevegal, che non rientra nemmeno nelle sue competenze! E’ evidente che per non sforare il patto di stabilità il Comune ricorre allo stratagemma di far stipulare ad una controllata l’operazione Nevegal. Ma quando la Nis non riuscirà ad onorare gli impegni, e non potrà pagare, sarà l’azionista cioè il Comune di Belluno a dover ripianare i debiti. Insomma, siamo dinanzi a una situazione paradossale, la Ser.Sa che si prende cura degli anziani fornendo servizi essenziali è costretta a tirare la cinghia sulla pelle – nel vero senso della parola – dei suoi ospiti della Casa di Riposo. Mentre la Nis, che si occupa di sport è libera di sottoscrivere contratti profumati, pur fuori ambito!” Ora attendiamo le spiegazioni di chi ha operato queste scelte.

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