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Ubriaco sul posto di lavoro, legittimo il licenziamento

Anche la Corte di Cassazione coglie l’allarme sociale del grave fenomeno dell’alcolismo sul posto di lavoro ed adotta la linea rigorosa contro chi è colto in stato di ebrezza sul luogo di lavoro.  Con la sentenza n. 19361 di oggi i giudici di Piazza Cavour della sezione lavoro, infatti, hanno stabilito che è legittimo il licenziamento del lavoratore colto in stato di ebrezza sul posto di lavoro. Nella circostanza il lavoratore licenziato per motivi disciplinari, è stato trovato spesso ubriaco durante il lavoro; il cittadino si era rivolto senza successo al Tribunale di Siracusa per l’annullamento del provvedimento disciplinare.  La Suprema Corte che ha respinto il ricorso ha sottolineato che “rientra nella giusta causa di licenziamento sorprendere il lavoratore svolgere le proprie mansioni in stato di ebrezza”.  Infatti la sostanza più usata e abusata su tutti i posti di lavoro resta l’alcol; l’avere problemi con l’alcol e la frequenza con cui ci si ubriaca possono determinare un aumento delle assenze dal lavoro per malattia, come anche ritardi o abbandoni del posto di lavoro. Occorre precisare che i problemi dovuti ad uso di alcolici possono essere causati non solo dal fatto di bere nel posto di lavoro, ma anche dal fatto di aver bevuto prima di iniziare a lavorare. L’aumento del rischio di infortunio non riguarda solo l’alcolista che si presenta già ubriaco sul posto di lavoro e come tale facilmente individuabile; ma riguarda pure chi ha la consuetudine di bere anche a basse dosi durante la pausa mensa. La ragione è da ricercare nel fatto che anche bevendo due bicchieri di vino – 0,5m/l, il rischio di incorrere in un infortunio raddoppia.  Naturalmente, il rischio di essere vittima di infortunio aumenta in proporzione alla quantità assunta, cosicché la probabilità di restare vittima di infortunio con 1m/l (3 o 4 bicchieri di vino) aumenta di sei volte e raggiunge le 30 volte con 2m/l. Giovanni D’AGATA, componente del Dipartimento Tematico Nazionale“Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, ritiene che la decisione costituisca un precedente importante anche in termini di dissuasione verso il fenomeno dell’uso di sostanze psicoattive nei luoghi di lavoro che risulta essere un problema spesso sottovalutato e sottostimato. Una percentuale compresa tra il 4 e il 20% di tutti gli incidenti che capitano sui luoghi di lavoro, 940.000 ogni anno secondo le denunce presentate all’INAIL, risulta alcol correlata.
Ciò significa che dei 940.000 infortuni segnalati, 37.000-188.000 trovano la loro causa nell’uso e abuso di alcol. Il 51% del totale degli infortuni avviene con modalità, mentre l’11% è rappresentato da incidenti stradali.

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