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La lettera: Chi ha paura della verita? di Francesco Masut

Si dice che il decreto legge sulle intercettazioni dovrà garantire la privacy dei cittadini. Ma quali cittadini? Fino a quando non sono stati toccati gli appartenenti alla “casta”, che pretendono d’essere uomini pubblici, con tutti gli onori, ma senza oneri, non era affatto una priorità. Non si può negare che qualche volta giornali e Tv hanno abusato “sbattendo il mostro” in prima pagina, “sparando” per fare colpo e vendere più copie o avere più audience. Non c’è scoop giornalistico se si calpesta la buona fama di qualcuno, che, una volta distrutta, difficilmente potrà essere ricostituita. Ma per evitare questo sarebbe sufficiente una proposta che vieti la pubblicazione di quanto è segreto, di quel che riguarda informazioni irrilevanti o riguardanti persone del tutto estranee alle indagini. Tra l’altro già esiste una norma chiarissima in questa materia, consegnata all’articolo 6 del codice deontologico dell’attività giornalistica: “La sfera privata delle persone note o che esercitano funzioni pubbliche deve essere rispettata se le notizie o i dati non hanno alcun rilievo sul loro ruolo e sulla loro vita pubblica”. Detto ciò, qualche abuso non può essere un alibi per promuovere una legge che colpisce volutamente il sacrosanto diritto dei giornali a informare e quello dei cittadini a essere informati ed ai magistrati di indagare. Su tutto: anche sul malaffare della politica, che mal sopporta ogni forma di controllo e trasparenza. La legge giova solo a chi ha qualcosa da nascondere. E avvantaggerà i malavitosi, abituati ad agire nel silenzio e nell’omertà. Non vi è alcuna aspettativa di privacy da tutelare quando i fatti riguardano figure pubbliche e hanno rilevanza pubblica, perché forniscono elementi in base ai quali l’opinione pubblica può controllare l’esercizio del potere e l’affidabilità di politici, burocrati, imprenditori. Dopo il “pesce d’aprile” che ha messo in ginocchio la stampa (soprattutto quella cattolica), con il raddoppio delle tariffe postali, ora la si vuole imbavagliare con futili pretesti. Ma se cala la libertà di informazione, cala anche la democrazia. A qualcuno farà comodo, a noi e ai cittadini no Fa paura come in Italia ormai sia possibile ogni annebbiamento delle coscienze ed ogni indecenza. Dell’Utri, dopo la sua condanna (pur non ancora definitiva), ha definito Mangano, condannato un tempo per mafia e omicidio come il suo “eroe”. Non solo Dell’Utri ha detto queste parole, ma molti le hanno approvate e di fatto condivise dicendosi  solidali con lui. I livelli nazionali del PDL ed i club giovanili della Sicilia sostengono che il senatore soffrirebbe la “gogna giudiziaria” e trovano adulti, politici, parlamentari e commentatori che li incitano e li sostengono. Se un omicida mafioso è un eroe, e le statue di Falcone e Borsellino abbattute, crediamo che sia arrivato il momento di avere un minimo di paura rispetto a coloro che ci governano. Coloro che attaccano i giudici come autori della gogna  ed esaltano il senatore che glorifica lo stalliere mafioso, sono gli stessi che vogliono imbavagliare la giustizia e l’informazione.
F. Masut
Circolo PD di Cavarzano

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