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lunedì, Gennaio 18, 2021
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L’oro di Napoli, la pazienza, e l’amor di chiarezza: il presidente di Tib teatro Libros Mangheras puntualizza al sindaco Antonio Prade…”con rinnovata volontà di dialogo”

Labros Mangheras
Labros Mangheras

Per Giuseppe Marotta che nel 1947 scrive, dedicandola alla sua città, l’omonima raccolta di racconti, l’oro di Napoli è la pazienza. Siamo negli anni dell’’immediato dopoguerra, e i racconti dispensano pillole di napoletana filosofia sull’arte di arrangiarsi. Nasce spontanea questa riflessione scorrendo l’intervista del 6 luglio rilasciata dal Sindaco di Belluno. Pazienza, Tib Teatro ne ha esibita tanta, in questi ultimi quattro anni, e anche volontà di dialogo con la giunta comunale, nonché piena fiducia nella persona del Sindaco che più volte ha definito questa cooperativa una risorsa per la città – definizione che ricorre anche nella succitata intervista e che più volte ha espresso il suo intento di voler premiare il merito, l’eccellenza bellunese, in vari ambiti. Nel settore teatrale Tib Teatro, rappresenta sicuramente tutto questo, se vogliamo tenere nella dovuta considerazione l’apprezzamento trasversale espresso dai nostri concittadini, per non parlare dei riconoscimenti nazionali e internazionali ricevuti dalla struttura per il suo lavoro artistico. E qui entra in gioco l’oro, che se stiamo alle dichiarazioni contenute nell’intervista, ha connotato l’ammontare dei finanziamenti pubblici per il Tib. Evidentemente chi ha fornito al Sindaco quei dati ha commesso una inesattezza, ed anche una imperdonabile leggerezza, liquidando la questione con una semplice moltiplicazione: 15 anni di attività per 100.000 euro, cifra quest’ultima corrispondente all’ammontare complessivo lordo annuo della quota di cofinanziamento pubblico a Tib, per i progetti territoriali- Filo d’Arianna, Comincio dai 3 e Doc – nell’ultimo triennio convenzionato (2006- 2007- 2008). Progetti che hanno portato in città, nel corso degli anni 1200 spettacoli per circa 360.000 spettatori oltre ai 107 laboratori di formazione. Le moltiplicazioni ci vengono insegnate a scuola, ma proprio a scuola ci viene insegnato anche che i dati sono fondamentali per affrontare le questioni e arrivare alla giusta soluzione dei problemi. Se i dati non sono corretti il risultato cambia. Per amor di chiarezza e corretta informazione ci preme specificare che: gli anni di attività di Tib saranno, a fine 2010, 17 e non 15 e l’’ammontare complessivo nei diciassette anni della quota di cofinanziamento pubblico è (delibere alla mano) di 843.136,65, a fronte di una capacità di spesa di Tib teatro di 6.800.000,00 euro (bilanci alla mano), che ricadono sul territorio bellunese, ciò significa che la quota di cofinanziamento pubblico incide per meno del 12% del bilancio della cooperativa. La cifra di 1.500.000,00 euro, riportata nell’intervista del 6 luglio, è pertanto errata. Ma il punto maggiormente doloroso presente nell’intervista, è quello laddove si legge che Tib è una realtà culturale e imprenditoriale che ormai sta stretta al Comune di Belluno, che ha bisogno di un respiro più ampio. Cosa significa? Che dobbiamo andare via? Oppure la frase significa che Tib è troppo grande per Belluno, cioè che Belluno è troppo piccola per meritarsi lo sviluppo di un’impresa culturale quale il Tib? Tib, non è troppo grande per Belluno, Tib è ciò che Belluno si merita, in quanto è l’unica struttura che ha messo Belluno nel sistema teatrale nazionale. L’unica struttura teatrale riconosciuta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Forse che Belluno non merita di essere nel sistema teatrale nazionale come lo sono Bassano (43.000 abitanti), Rovereto (37.566) Santarcangelo (20.900), Pontedera (24.970), Castiglioncello (3645) Polverigi (4051), Spoleto (39.339)? Tutte città, queste, sedi di organismi teatrali e di importanti festival nazionali e internazionali. Forse che Belluno merita meno di Treviso o di Rovigo, città medio piccole del Veneto nelle quali sono presenti organismi teatrali e teatri gestiti che producono progetti di spettacolo dal vivo, dal teatro per le scuole alla lirica? Forse che siamo destinati a restare ai margini del sistema teatrale Veneto e Nazionale? Forse che questo settore delle attività produttive non deve potersi sviluppare a Belluno? Forse che non dobbiamo ambire ad una centralità attraverso la capacità progettuale e imprenditoriale bellunese? Con Tib teatro ad essere penalizzata è infatti un’impresa bellunese, la cui capacità di spesa ricade sulla città stessa anche in termini di occupazione giovanile. Se dovessimo intendere quanto riportato nell’’intervista come un implicito invito ad emigrare, saranno proprio i giovani per primi a pagarne le conseguenze, sia in termini di posti di lavoro che in termini di progetti culturali di natura sociale ed educativa prioritariamente rivolti a loro. Preferiamo invece credere che non sia ancora chiara la reale natura e il reale potenziale di sviluppo per la città dovuto all’esistenza di un organismo teatrale professionale quale il Tib, organismo che ci auguriamo possa condividere ancora un percorso progettuale con l’’Amministrazione Comunale. Condivisione necessaria affinché, con il consorzio dell’’Ente Locale, l’organismo possa effettivamente rappresentare una risorsa per l’Ente stesso, per la città e per le attività produttive, di cui un’impresa teatrale inevitabilmente si avvale (indotto). Per questo ribadiamo la nostra volontà di dialogo con il Sindaco e con la Giunta tutta, convinti che ad accomunarci sia il pensiero che la cultura rappresenti un patrimonio per tutta la comunità, e che il lavoro culturale, quando è gestito in maniera imprenditoriale e professionale, faccia parte delle attività produttive di un territorio. Nuovi soggetti ben vengano, se saranno disposti a investire denaro per la città come Tib ha fatto in questi anni, se saranno disposti ad investire in formazione dei propri dipendenti, sapranno esibire competenze artistiche, tecniche e gestionali nel settore dello spettacolo. Ben venga se in città – accanto alle associazioni amatoriali, necessarie al territorio e assai diffuse in provincia, se accanto ai soggetti che episodicamente con passione e profusione di energie realizzano qualche iniziativa – nasceranno altre imprese teatrali professionali, ma questo non potrà accadere se l’unica impresa attualmente esistente in questo settore, viene messa in difficoltà. Solo quando, come ci auguriamo, ci saranno in città altre imprese quali il Tib (in termini di investimenti, occupazione e qualità del prodotto) sarà possibile porre la questione di uno sviluppo comune, in quanto solo soggetti simili, per natura sociale e capacità imprenditoriale, sono tra loro paragonabili. Soggetti culturali imprenditoriali che non producono in ragione di quanto gli viene dato, ma che sono in grado di investire in proprio e di reinvestire la quota di cofinanziamento pubblico, necessaria a tutte le attività produttive, ed in particolare a quelle di natura culturale, i cui costi non sono mai coperti dalle vendite; soprattutto quando, come nel caso del Tib, rivolgendosi alle scuole, ai bambini, alle famiglie e ai giovani, è opportuno attuare un’oculata politica dei prezzi a tutto vantaggio di un servizio culturale e sociale necessario per la crescita della comunità.
Il presidente di Tib Teatro
Labros Mangheras

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