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domenica, Maggio 9, 2021
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Visita guidata al museo della Follia all’isola di S. Servolo

Sabato 10 luglio è in programma, nel calendario delle attività culturali della Biblioteca civica di Belluno, la visita guidata all’isola veneziana di San Servolo e al Museo della follia. Per un millennio l’isola fu sede monastica e successivamente ospitò i malati di mente, prima nel manicomio regionale e poi nell’ospedale psichiatrico provinciale fino al 1978, quando la legge 180 detta legge Basaglia dal nome del medico che fu ispiratore della riforma,  decretò la definitiva chiusura dell’ospedale. Il ritrovo del gruppo di chi si è prenotato presso la sede della biblioteca, sarà sull’isola alle ore 10.45 per l’inizio della visita che comprenderà il Museo della follia, il parco, la chiesa, la spezieria, la sala anatomica, la biblioteca e l’isola nel suo complesso; il percorso sarà curato da Arianna Lentini. L’iniziativa, tra le diverse attività culturali, rientra nel calendario di percorsi di conoscenza e a beni culturali poco noti o insoliti. La quota di partecipazione comprensiva del biglietto  d’ingresso e guida è di 5 euro. Per informazioni 0437948093, biblioteca@comune.belluno.it; le iscrizioni sono aperte, ma esclusivamente presso la sede della Biblioteca.
L’ISOLA e IL MUSEO DELLA FOLLIA
L’Isola di San Servolo (VE) si estende su una superficie di 4,82 ettari, quasi dieci volte quella dell’originaria duna sabbiosa determinata dall’evoluzione geologica naturale della zona lagunare. L’ espansione territoriale si è avuta negli ultimi secoli ad opera dell’uomo, per necessità di nuove edificazioni oltre che per la costruzione, via via più estesa, del parco, degli orti e dei cimiteri. Un vasto complesso di edifici caratterizza l’Isola di San Servolo, Per più di mille anni l’Isola ha accolto diversi ordini monastici. Il primo insediamento risale alla fine del 600 quando un gruppo di monaci Benedettini, cacciati ad opera dei Franchi dal monastero di S. Stefano d’Altino, si rifugiò nell’Isola allora angusta e paludosa. Ma solo dal 1109 l’Isola divenne stabilmente sede conventuale con l’arrivo delle suore benedettine che vi restarono per cinque secoli, fino al 1615 quando furono trasferite in città. Nel 1716  il convento fu chiuso.  L’Isola era praticamente disabitata per cui il Senato della Repubblica decise di utilizzare l’ex convento quale sede del nuovo Ospedale militare poiché la guerra contro i Turchi, che faceva confluire a Venezia un gran numero di soldati, aveva reso insufficienti gli spazi dell’Ospedale militare di Sant’Angelo di Castello. La funzione medica e assistenziale insieme  fu delegata ai Padri ospedalieri di San Giovanni di Dio, oggi Fatebenefratelli e vi furono trasferiti 400 malati. Venne predisposto un piano generale di ristrutturazione delle “fabbriche” e della farmacia dell’Isola, i cui medicamenti erano prodotti dai frati. Da questo momento la storia dell’Isola può essere ricostruita sovrapponendo sia la storia della città che l’atteggiamento dell’autorità costituita nei confronti del fenomeno delle malattie invalidanti in generale e della follia in particolare, facendone manicomio regionale e poi ospedale psichiatrico provinciale. 
Nel 1978 l’approvazione della legge n. 180  sancì la chiusura degli Ospedali psichiatrici. La Provincia di Venezia, che ha conservato sempre la proprietà dell’Isola, ne ha però garantito la custodia e, a partire dagli anni ’90, ha con lungimiranza inteso simbolicamente mantenere la storia dei fabbricati, avviando il recupero per trasformare questo luogo di sofferenza in uno spazio di promozione multiculturale.
Nel 2003 si sono conclusi i restauri, l’Isola ha riacquistato la sua originaria conformazione legata all’ambiente lagunare, con grandi edifici storici affacciati su San Marco, un grande parco, mura di conterminazione e difesa dall’acqua. Fu appositamente costituita la Fondazione I.R.S.E.S.C. (Istituto per le Ricerche e per gli Studi sull’Emarginazione Sociale e Culturale) che si propone quale memoria storica non solo della malattia mentale, ma anche della stessa città di Venezia e quale centro studi su una materia più vasta come l’emarginazione e il disagio sociale, promuovendo ricerche, convegni e mostre.

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