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Giornalisti veneti freelance precari: Donazzan, “un tavolo di concertazione con editori e giornalisti per un tariffario regionale”

L’Assessore regionale al lavoro Elena Donazzan ha inviato un saluto alla manifestazione regionale indetta oggi dal sindacato giornalisti del Veneto e dall’associazione ‘re:fusi’ (che raggruppa i giornalisti veneti freelance) per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulla condizione di precarietà di questi lavoratori della stampa. “Come rappresentante della Regione Veneto – ha scritto l’assessore – m’ impegno perché possa al più presto  essere convocato  un tavolo di concertazione con gli editori ed i vostri rappresentanti, nel quale sia possibile  gettare le basi per un tariffario regionale dei compensi per i giornalisti freelance. Ciò significherebbe, anche in quanto primo esperimento in Italia, un forte segnale di attenzione alla qualità e alla dignità della vostra professione”. Rammaricandosi di non essere presente per impegni già fissati da tempo, Donazzan sottolinea  di aver “a cuore la vostra situazione non solo in veste di assessore al Lavoro, ma anche di giovane lavoratrice e di cittadina consapevole che il pluralismo dell’informazione è elemento fondante di una società civile. E se è vero che la nostra Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e, che, come si legge nell’articolo 36 della Costituzione: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”, è vero anche che le condizioni cui siete sottoposti da anni sono  in aperta contraddizione. L’avete definita una condizione di emergenza e tale è sia da un punto di vista di “dignità professionale” sia di “dignità retributiva” posto che, come avete bene sottolineato, nelle condizioni in cui vi trovate a svolgere il vostro lavoro non è possibile pensare che possiate farlo con  libertà, indipendenza, autonomia e obiettività, e ciò ha risvolti molto negativi sia sociali che civili. Vi ringrazio quindi anche perché oggi siete qui a far sentire la vostra voce, non rassegnandovi a situazioni che, in nome di un mercato sempre in evoluzione, sono definite necessarie e naturali, ma invece offensive della vostra dignità di lavoratori e di persone, nonché assolutamente dannose e controproducenti per le stesse testate, perché così si corre il rischio di progressivo depauperamento della qualità dell’informazione”.

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