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Parole e fatti: Zaia ritorna sul problema sicurezza e attacca i clandestini che delinquono. Ma in Italia manca la certezza della pena

E’ su tutte le pagine dei quotidiani di oggi la notizia del 56enne torinese libero con 26 condanne alle spalle che ha bruciato la donna che lo respingeva. E tuttavia il presidente della Regione Veneto Luca Zaia prende la rincorsa dalle parole dell’ex presidente francese  François Mitterand per infilzare i soliti clandestini che delinquono. “Intolleranza e ingiustizia proliferano laddove mancano ordine e sicurezza. Lo diceva un grande uomo della sinistra François Mitterand”, afferma Zaia che interviene sulla questione immigrazione dopo le polemiche innescate dalla presentazione della ricerca “Per un’integrazione possibile” all’Università Cattolica di Milano. “Non tutta l’immigrazione è uguale, e dire che spesso chi vive in clandestinità delinque mi sembra un’ovvietà confermata dai numeri, prima che dalla cronaca. Negarlo significa perseverare in una visione irenica che tanti danni ha fatto al nostro territorio. Una visione – ha proseguito Zaia – secondo la quale clandestinità equivale a bontà d’intenti. Una visione che ignora le richieste dei cittadini, che vogliono sicurezza perché sanno che senza di essa non ci potrà mai essere integrazione reale. In questo senso, città venete come Treviso e Verona sono modelli da prendere ad esempio. L’immigrazione non deve essere subita ma governata, come sta facendo egregiamente il ministro Maroni, a beneficio dei cittadini italiani e degli immigrati regolari”.

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