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Non facciamo volare le false colombe pasquali: quelle importate non possono chiamarsi colomba

Giacomo Deon
Giacomo Deon

Era di ieri l’invito di Confartigianato Alimentazione “non facciamo volare le false colombe pasquali, lasciamole negli scaffali dei rivenditori”, con cui  veniva denunciata il proseguire della vendita di colombe importate. E’ di oggi la notizia Ansa di una vasta azione di controllo realizzata dai carabinieri del Nas in tutt’Italia, che ha già portato al sequestro di 270 tonnellate di dolci pasquali in vario modo contraffatti. “Apprezziamo molto l’intervento dei Nas – è il commento del nazionale di Confartigianato Alimentazione, il bellunese Giacomo Deon – da tempo auspicato e sollecitato e che probabilmente si è potuto concretizzare in occasione di questa Pasqua, grazie anche alla circolare esplicativa del ministero dello Sviluppo Economico pubblicata nel dicembre scorso, che mette nero su bianco le specifiche indicazioni sugli ingredienti da riportare sull’etichettatura dei prodotti alimentari e prodotti dolciari da forno”. L’intervento legislativo è sempre stato richiesto da Confartigianato Alimentazione e ora c’è. Il Decreto ministeriale del 25 luglio 2005 stabilisce che la denominazione colomba non si applica a prodotti importati da altri Paesi europei; la circolare esplicativa del 3 dicembre 2009 determina i criteri della percentuale di ingredienti che compone il prodotto.  “La direttiva è chiarissima – aggiunge il presidente Giacomo Deon – perché anche cita testualmente che i prodotti di imitazione sono prodotti che, pur riportando denominazione di vendita diverse da quelle previste nel decreto del 2005 e non rispettando le caratteristiche di composizione e  quantitative previste, utilizzano forme e modalità di presentazione identiche e confondibili con i prodotti disciplinati creando confusione al consumatore”. Ora i consumatori sono avvisati. Una vera colomba deve contenere almeno il 16% di burro, uova di categoria “A”, cioè fresche e in quantità tale da garantire almeno il 4% in tuorlo, latte, miele, burro di cacao, eccetera. La colomba “falsa”, invece, nella maggioranza dei casi contiene ingredienti scadenti, ad esempio grassi idrogenati, pochissimo burro e uova e molto zucchero che copre il sapore inferiore con quello dolce che piace ai bambini.  “Una tecnica di controllo in fase di acquisto – consiglia Deon – è seguire l’ordine degli ingredienti indicato nelle etichette: la posizione del singolo ingrediente rispecchia, in ordine decrescente, la percentuale sul prodotto”. Da non dimenticare, infine, l’importanza dei prodotti usati nella confezione della colomba, che devono ugualmente essere di qualità.  Il prezzo medio per le colombe artigianali – esclusa la confezione personalizzabile – oscilla tra i 16 e i 20 euro al chilo, anche questo è un elemento utile per la valutazione al momento dell’acquisto.

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