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sabato, Maggio 8, 2021
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Al San Martino l’equipe di otorinolaringoiatria effettua il duecentesimo intervento di chirurgia plastica ricostruttiva

Il dottor Roberto Bianchini: “nel Triveneto questa tecnica applicata autonomamente solo in due centri ORL a Belluno e Pordenone dove si riversano i casi del Centro Ricerche Oncologico di Aviano”. Duecento interventi di chirurgia plastica ricostruttiva mediante lembo libero rivascolarizzato. E’ questo il traguardo raggiunto nei giorni scorsi dall’Unità Operativa di Otorinolaringoiatria dell’ospedale di Belluno. Un traguardo importante, visto che questa particolare pratica chirurgica, che permette di riparare i “danni” provocati dagli interventi di asportazione di un organo o di una sua parte a causa di una malattia tumorale, è effettuata solo in due centri del Triveneto: al San Martino e a Pordenone, dove si riversano i casi del Centro Ricerche Oncologico di Aviano. «Questa tecnica – spiega il dottor Roberto Bianchini dell’Unità Operativa di Otorinolaringoiatria di Belluno – prevede che, dopo l’asportazione di un organo o  di una sua parte, prevalentemente a causa di una malattia tumorale, si possa ricostruire il deficit dei tessuti con un autotrapianto rivascolarizzato. Ciò significa che una porzione di tessuti dello stesso paziente viene prelevata a distanza – ad esempio dal braccio, dalla gamba, dall’ addome o dal dorso – e viene innestata nella sede in cui è stato tolto il tumore, per ricostruire il difetto sia estetico che funzionale».
«La particolarità e l’estrema  difficoltà di questa tecnica – aggiunge – sta nel fatto che i tessuti trapiantati devono avere, da subito, una perfetta circolazione sanguinea e questo richiede  l’ esecuzione di microsuture a vasi arteriosi e venosi, anche di un solo millimetro di diametro».
«L’ intervento numero duecento – racconta il medico – è stato effettuato su un giovane paziente della nostra provincia ed è perfettamente riuscito. C’è stata l’asportazione, a causa di un tumore, di parte di  mandibola,  gengiva,  tonsilla e  lingua. L’area asportata è stata ricostruita fedelmente con un lembo di avambraccio sinistro e solo dopo sei giorni il paziente ha ricominciato a mangiare pressoché normalmente». «Le potenzialità di questa complessa tecnica – conclude Bianchini – sono moltissime e in altre occasioni si è potuto, ad esempio, ricostruire la mandibola utilizzando una porzione di cresta iliaca o di perone, oppure la faringe utilizzando un breve tratto di intestino».
Le ricostruzioni microchirurgiche sono nate nei primi anni ottanta e hanno cominciato a diffondersi progressivamente, negli ultimi vent’anni, soprattutto in ambito di chirurgia plastica oncologica . A Belluno, l’equipe di otorinolaringoiatria esegue questa tecnica dal 1994 e si è affermata nel tempo come uno dei pochi reparti ORL d’Italia ad eseguire autonomamente la demolizione e la ricostruzione, richiamando anche pazienti da fuori regione.

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