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Intervento di Sergio Reolon sulla lettera inviata da Denni Dorigo in merito a secessionismo e attualità.

Dopo la lettera inviata da Denni Dorigo, e la sua giusta amarezza nei confronti di una situazione che non è cambiata per i comuni di confine, è più che mai urgente una riflessione su quello che è avvenuto dieci mesi fa. I referendum secessionisti sono stati una risposta alla difficoltà della politica di farsi carico seriamente della questione alpina: hanno costituito un’occasione  unica di attenzione e visibilità, hanno dato rilevanza nazionale a questioni tante volte segnalate ma  mai ritenute degne di attenzione nell’agenda politica. Per questo sono convinto che i cittadini di questi territori abbiano avuto il grande merito di smuovere le acque stagnanti della politica veneta e italiana: una scelta per la sopravvivenza dei loro paesi contro una morte annunciata. La girandola politica che si è animata intorno ai referendum, però, non è stata altrettanto nobile.
“Dico che è una questione di priorità, in una scala di valori politici; aggiungo che è anche una questione di coerenza e sottolineo che non è di certo facile, per chi ama la propria provincia, prendere una posizione così netta. Eppure, da candidato alla Camera per la Lega Nord, ho sottoscritto, senza esitazioni, il documento predisposto dal comitato referendario di Sappada. Firmandolo mi impegno, in caso di elezione, a presentare una proposta di legge per consentire il passaggio del comune dal Veneto al Friuli” scriveva, il 22 marzo 2008, l’onorevole leghista Franco Gidoni in un intervento intitolato “Perchè sto dalla parte dei secessionisti senza se e senza ma”. «Se vincerò le elezioni provinciali, vi aprirò le braccia» gli faceva eco, il 13 luglio 2008, Sergio Divina, senatore leghista e candidato del centrodestra alle provinciali di Trento.
A seguire, poi, ancora promesse di “rispetto della volontà popolare”. Ma il fatto è che il tempo è passato e, oltre alle parole, la Lega non ha speso altro per aiutare concretamente i nostri paesi. Anzi: Luca Zaia, candidato oggi per la Lega e sostenuto dal Pdl, conferma pubblicamente che non ha nessuna intenzione di concedere l’autonomia a Belluno. Il risultato è quello che è sotto gli occhi di tutti: non basta dire quello che fa comodo sul momento. Serve una idea politica: non ho mai sostenuto che la fuga in massa verso Trento fosse produttiva. Ma sono ancora e sempre più convinto che sia necessaria la creazione di una Provincia Speciale Montana. Non facciamoci prendere in giro da chi, evidentemente, non sa essere affidabile.

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