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Libertà, tolleranza, campagna elettorale: la croce sul Serva occupa il palcoscenico. L’intervento del sindaco di Belluno Antonio Prade

Monte Serva
Monte Serva

Che la Croce sia destinata a destare scandalo non è una novità della Storia e che accada anche oggi, a Belluno, nemmeno. Che la Croce sopra un monte, però, debba essere considerata il segno di un “paganesimo volgare” (ipse dixit) altro non è che l’ultimo attacco alla Chiesa, oggi esposta in quanto ultima istituzione che crede, anche quando sbaglia, nella educazione alla libertà. Altri ne seguiranno, di questi attacchi: la libertà non piace ai demagoghi delle coscienze che anche in questo secolo vorrebbero nutrirla – la Chiesa – con la vita ridotta a banalità. I pulpiti laicisti, oggi affollatissimi nell’insegnare ai credenti come si deve credere, affermano urbi et orbi che la Croce offende la laicità, che la Croce non può erigersi nelle Dolomiti Patrimonio dell’Umanità perché, evidentemente, l’Umanità deve essere un grumo di neutralità, inodore e insapore. Dall’alto di questa cattedra, il nostro secolo, con i suoi adepti che marciano compatti, impartisce lezioni di nichilismo onnivoro: la Croce ha la colpa di esistere, dunque occorre scardinare tradizioni e dottrina, va demolito il recinto del sacro. La consunzione delle identità, soprattutto quella delle coscienze, è un fine che giustifica i mezzi, una tabula rasa fatta di caccia alle streghe con le carte bollate. Il radicalismo, nella sua versione chic e hard, ammantato di naturalismo, ecologismo e laicità (ma sarebbe meglio dire di intolleranza), chiama l’opinione pubblica al movimento, addita la Croce come un banale abuso edilizio e invita i cittadini, siccome contano i numeri, alla raccolta delle firme. Rischiano i deltaplani e nella zona, d’estate, volano molti alianti. Le forze politiche, perché fra due settimane si vota, strizzando l’occhiolino all’urna, si prendono la Croce e se la tirano per le braccia, la reclamano come cosa propria. I politici dichiarano e dichiarano, poi la difendono, poi se la curano. Alcuni la vorrebbero anche sulla bandiera, magari stilizzata con moderno design, perché non dia troppo nell’occhio. Forse lo hanno già fatto.
Qualche giorno fa, nel feltrino, a uno straniero di religione mussulmana hanno disegnato una croce sulla casa. Di notte, mentre dormiva. Ha dichiarato che non la cancellerà. É un simbolo sacro, ha detto, e i simboli sacri non mi danno fastidio.
Antonio Prade
Sindaco di Belluno

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