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sabato, Novembre 28, 2020
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Reolon: “Il finto federalismo e i poteri forti minacciano la montagna bellunese”. Da Galan a Zaia, ovvero dalla padella alla brace”

Si è aperta ieri alla Nogherazza (Castion) la campagna elettorale di Sergio Reolon, candidato consigliere del PD alle prossime elezioni regionali. “Ora più che mai serve non abbassare la guardia e opporsi anche elettoralmente a una deriva che penalizza e umilia la montagna e i suoi abitanti”, ha detto Reolon davanti al pubblico, agli imprenditori e ai sindaci che sostengono l’idea politica di un riscatto dalla servitù e l’umiliazione cui i bellunesi sembrano destinati finendo dalle mani di Galan in quelle della Lega e del suo candidato presidente in Regione, Luca Zaia. Un prezzo che i bellunesi rischiano di pagare per molti anni a venire, una iattura da cui sarà difficile risollevarsi e che “riporterà la montagna bellunese al medioevo”, ha detto Reolon, che conta di portare in consiglio regionale la voce di un territorio ostaggio di poteri economici e politici che considerano la montagna un trascurabile serbatoio di voti e un’insieme di risorse da saccheggiare. “Il federalismo della lega si ferma a Venezia, è evidente”, ha sottolineato Reolon, “lo dimostra l’immobilità della Provincia, l’assenza completa di idee e di programmi, l’incapacità di essere propositivi e la subalternità al centralismo politico e amministrativo di Venezia che sarà molto più pesante di quello Statale”. Fa rimanere di sasso chi ha seguito le vicende degli ultimi anni, come politici che hanno sempre remato contro il demanio idrico alla Provincia, le Dolomiti nell’Unesco, oggi, alla vigilia del confronto elettorle, si facciano belli di questi risultati con una disinvoltura davvero imbarazzante, convinti evidentemente che alla gente, ottenebrata dalla tv e dalla propaganda, si possano raccontare tutte le balle del mondo. “C’è addirittura chi nei suoi volantini elettorali si vanta del traforo del Col Cavalier, quando in sostanza non ne ha avuto nessun merito”, ha spiegato Reolon riferendosi al candidato del Pdl Dario Bond. Per non parlare dei leghisti, convinti che la provincia bellunese conti solo 100.000 abitanti e che raccolgono così 300 firme in meno, salvo poi fermare all’ultimo momento i passanti per strada fuori dal tribunale per farli firmare, ovviamente dopo che qualcuno glielo aveva fatto notare. D’altra parte per chi vede la cultura come un marziano, non può stupire. Stupisce invece come i bellunesi possano affidare il loro territorio a chi non sa nemmeno da che parte s’inizia ad amministrarlo, a chi al posto di montagna ora usa il termine “territori svantaggiati”, per non dare fastidio ai politici scelti dai politici, pronti a impossessarsi di tutte le poltrone possibili a Venezia e a spegnere ogni specificità e voce locale in nome di un Veneto in formato unico, cioè quello dei secoli bui. Altro che federalismo. Per Reolon, come egli afferma sul recente libro scritto con Marcella Morandini, “Alpi, regione d’Europa”, l’unica possibilità di riscatto per la montagna è il suo passaggio da area geografica a sistema politico. Reolon dà appuntamento a chi crede nel futuro della montagna bellunese il 28 marzo davanti alle urne elettorali. La raccomandazione è: “Bellunesi, non mancate!”.

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