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Sergio Reolon: «Nel mercato economico-politico, dove a contare è la quantità, la montagna non vale nulla». Presentato questa sera alla Sala De Luca il libro di Sergio Reolon e Marcella Morandini

Sergio Reolon
Sergio Reolon

«Non possiamo continuare a stare fermi! Gli strumenti usati finora possono solo allungare l’agonia, ma non scongiurare la morte delle montagna». Lo ha detto questa sera Sergio Reolon, candidato del Pd al consiglio regionale, in Sala De Luca a Borgo Pra nel corso della presentazione del libro di cui e coautore con Marcella Morandini  “Alpi Regione d’Europa. Da area geografica a sistema politico”. Ad introdurre la serata c’era Adriana Lotto, che ha sintetizzato i passaggi fondamentali del libro. L’appello della Morandini dove dice “Smettiamola di piangerci addosso” e la ricetta di Reolon che propone un’autonomia fondata su tre livelli: l’autonomia politica, amministrativa e finanziaria. E’ intervenuto quindi Annibale Salsa, presidente generale del Cai, che ha curato la prefazione del libro e ha dato una spiegazione antropologica della questione: «Nella nostra era si è consumata la grande tragedia della montagna – ha detto –  ossia quella della sua periferizzazione, o marginalizzazione». Un lento declino che Salsa fa iniziare dal 1600 quando la montagna alpina da centro comincia a diventare frontiera. La domanda alla quale rispondono gli autori nel libro è la seguente: E’ possibile oggi che la montagna viva un nuovo Rinascimento? Secondo Marcella Morandini gli strumenti ci sono. «La Convenzione delle Alpi – ha detto – rappresenta un’autentica cassetta degli attrezzi che gli amministratori locali possono già utilizzare per le esigenze del loro territorio. Si tratta infatti di un bagaglio incredibile di strumenti che potrebbe essere utilizzato anche per la costituzione di una macro regione alpina». Sergio Reolon ha aggiunto che allo stato attuale non vi sono delle politiche che dimostrino che si sta facendo qualcosa per la montagna. «E’ inutile parlare di leggi sulla montagna – ha detto l’ex presidente della Provincia – la legge 97 e quella regionale dell’83 non hanno prodotto alcun effetto. Ma non perché esse siano scritte male. Ma per il fatto che Stati e Regioni oramai si preoccupano degli interessi particolari e non sono più in grado di governare il territorio. Eccezion fatta per Trento e Bolzano, nel mercato economico-politico, dove a contare è la quantità di abitanti, la montagna non vale nulla. E quindi, o la montagna trova degli strumenti di autogoverno, oppure non potrà più farcela. Per dimensione, le province hanno dimostrato di avere la capacità di affrontare al meglio la questione montagna. Al contrario dei Comuni, perché di dimensione troppo piccola, e la Regione per il motivo opposto e perché lontana dai problemi della montagna stessa. La parola autonomia – ha concluso Sergio Reolon – è una parola che oramai dà fastidio perché abusata, senza che si siano visti risultati. Ma la questione montagna non si risolve con un semplice atto amministrativo o legislativo. Oggi serve una presa di coscienza, la consapevolezza della gente che vi abita. Andare a Venezia per cambiare la cultura, perché le Alpi portino qualcosa nel Veneto e non viceversa».  La serata è stata promossa dall’Associazione culturale Tina Merlin.

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