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giovedì, Ottobre 1, 2020
Home Cronaca/Politica Zaia: prima il Veneto. Vi spiego il perché.

Zaia: prima il Veneto. Vi spiego il perché.

Lo slogan della sua campagna elettorale è “Prima il Veneto”. Cosa significa?
Significa che abbiamo dato e ora ci siamo stancati. La nostra regione produce un reddito che per anni è stato ‘rapinato’ da uno Stato centralista che, nel migliore dei casi, lo ha sperperato in cose inutili, e nel peggiore lo ha usato per alimentare clientele. Oggi abbiamo la possibilità di scardinare questo sistema e di mettere al primo posto i cittadini veneti.
Da dove partire?
Innanzitutto dalle tasse. Vogliamo fare della nostra Regione un vero laboratorio di autogoverno, partendo dal federalismo fiscale. Che si basa su un principio molto semplice: che ognuno viva secondo quanto produce. Ogni anno paghiamo miliardi e miliardi di euro di tasse che vanno a vantaggio di altri territori, alcuni dei quali decisamente meno produttivi del nostro. Non è giusto. Qui non si tratta più di solidarietà, ma di parassitismo. Con il federalismo abbiamo l’opportunità di farla finita con questo sistema, a partire proprio dal Veneto.
Quali vantaggi deriverebbero dal federalismo?
Con il federalismo avremo una maggiore responsabilità nella gestione della spesa e quindi un maggior risparmio. E ci sarà anche una maggiore autonomia per gestire le risorse, da destinare ad esempio all’istruzione, alla ricerca, all’innovazione, alla tutela dell’ambiente, alle politiche del lavoro; senza contare la possibilità di attivare la cosiddetta ‘fiscalità di vantaggio’, cioè meno tasse nei momenti di crisi o per le aree svantaggiate. Il federalismo, poi, permetterebbe il passaggio dei beni demaniali dello Stato alle Regioni, ai comuni e alle Province.
 Ha accennato al lavoro. Qual è il suo programma su questo fronte?
Abbiamo diversi progetti. Ad esempio, applicare veramente la flexsecurity: dal posto fisso al lavoro fisso, grazie a strumenti che consentano il reinserimento lavorativo, anche attraverso la formazione e la riqualificazione dei lavoratori. Poi, naturalmente, il sostegno ai lavoratori più bisognosi con un reddito minimo che serva ad aiutarli a rientrare nel mondo del lavoro. Intendiamo anche creare dei servizi di consulenza e sostegno al credito per i lavoratori dipendenti che vogliano passare all’autoimpiego. Non solo, bisogna liberare le energie per dare nuove spinte all’imprenditoria: per questo le donne che vogliono avviare un’impresa. E creare dei meccanismi per agevolare l’accesso al micro-credito e al credito. L’idea sarebbe inoltre di far approvare uno statuto regionale del lavoro autonomo e per tutelare e promuovere il lavoro del piccolo artigiano, delle professioni, dei mestieri e delle migliaia di partite IVA costituite da un unico lavoratore. Tutto questo, però, ha bisogno del federalismo fiscale per potersi concretizzare pienamente.
Lei si è espresso contro il nucleare. Che tipo di politica energetica immagina?
Voglio chiarire che non sono contro il nucleare in assoluto. Il mio ‘no’ per il Veneto nasce da una considerazione pragmatica: la nostra regione è fortemente antropizzata, dunque non esistono i requisiti oggettivi per realizzare una centrale nel territorio. Penso che invece si debbano indirizzare gli investimenti verso la ‘green economy’, valorizzando in tal modo le competenze locali a favore dei settori emergenti. Questo ci consentirà di dedicare maggiori energie alla salvaguardia dell’ambiente e alle energie rinnovabili. Promuovere la propria regione, farla crescere significa anche proteggere il territorio e le sue risorse naturali. Bisogna ridurre il consumo di energia e i trasporti su strada e vanno invece sostenute tutte le attività ‘virtuose’, a partire dalla rilocalizzazione delle filiere e dei consumi. È questo il modello di sviluppo sostenibile che immagino per il Veneto. Una regione aperta al mondo che però agisca innanzitutto a livello locale.

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