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martedì, Maggio 11, 2021
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Asili nido: Belluno seconda città più cara. Il 25% dei bimbi in Italia non riesce ad accedervi, un anno fa erano il 23%.

Belluno, con 535 euro al mese di retta per l’asilo comunale, è la seconda città più cara dopo Lecco (572) nella classifica stilata da Cittadinanzattiva.  “In tema di asili nido comunali” commenta Antonio Gaudioso, vicesegretario generale e responsabile delle politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva, “l’Italia sconta un ritardo strutturale ormai conclamato, espressione di una attenzione alle esigenze delle giovani coppie vera solo sulla carta. In questi anni, infatti, molti amministratori hanno parlato di tutela della famiglia e di asili nido solo in campagna elettorale e pochissimi hanno fatto qualcosa. Ci aspettiamo che con queste
amministrative i candidati prendano impegni concreti e misurabili. Federalismo, d’altra parte, vuol dire soprattutto questo: prendersi impegni e mantenerli. E quello degli asili nido è un modo concreto e non
retorico di prendersi cura delle famiglie e dei loro bisogni”. La Calabria è la regione più economica (120€), Lombardia la più costosa (402€). Nella top ten delle 10 città più care, tra quelle che offrono il servizio a tempo pieno, si confermano, rispetto al 2007/08, Lecco, Belluno, Bergamo, Mantova, Sondrio, Treviso, Cuneo, Pordenone e Vicenza, mentre Udine subentra a Varese. Nella graduatoria delle 10 città meno care,
prevalgono le realtà del Centro-Sud. In assoluto, la città più economica risulta Cosenza, seguita da Roma, Chieti e Reggio Calabria. L’analisi, svolta dall’Osservatorio prezzi & tariffe di Cittadinanzattiva ha considerato una famiglia tipo di tre persone (genitori e figlio 0-3 anni) con reddito lordo annuo di 44.200€ e relativo Isee di 19.000€. I dati sulle rette sono elaborati a partire da fonti ufficiali (anni scolastici 2007/08 e 2008/09) delle Amministrazioni comunali interessate all’indagine (tutti i capoluoghi di provincia). Oggetto della ricerca sono state le rette applicate al servizio di asilo nido comunale per la frequenza a tempo pieno (in media, 9 ore al giorno) e, dove non presente, a tempo ridotto (in media, 6 ore al giorno), per cinque giorni a settimana.  Il dossier completo al sito:
http://www.cittadinanzattiva.it/files/comunicati/comunicato_asili19-2-10.pdf

La difesa del Comune di Belluno
“Quest’anno, consci che a nulla serve spiegare che sono previsti 55 scaglioni di reddito e che la cifra indicata dall’associazione è il massimale e che inoltre il regolamento comunale prevede correttivi e agevolazioni che Cittadinanzattiva non considera (indicando tout court i soli massimali di ogni Comune), ci limitiamo a una considerazione sul numero di posti offerti – 56. Il Comune di Belluno, con l’obiettivo portante di andare incontro alle esigenze delle famiglie, ha, da una parte, ampliato la propria offerta con il nido di Levego, 8 posti poi portati a 12, oltre ai 44 del nido di Mur di Cadola e, dall’altra, in una logica di sussidiarietà, di economicità e fedeli al principio al principio che non solo l’Ente pubblico è titolato ad erogare servizi alla persona, ha compiuto uno sforzo economico per supportare le molte e qualificate strutture all’infanzia iscritte alla FISM con la quale, dopo 25 anni, ha stipulato una convenzione che prevede maggiori contributi economici e maggiori garanzie alle famiglie. Sono infatti presenti sul territorio comunale ben 6 sezioni di nido integrato che coprono 120 posti, oltre due nidi in famiglia e tre nidi privati, i quali, nel complesso, assorbono la richiesta non coperta dal pubblico”. Ulteriori spiegazioni sono contenute nel comunicato del Comune di Belluno del 2008, rispetto al quale – si afferma – nulla è cambiato.
“Anche quest’anno come d’abitudine, ormai, ricordiamo che la retta dell’asilo nido è plasmata sul reddito e sulla frequenza: più si guadagna e più si frequenta l’asilo, più si paga. La cifra massima di 535 euro si applicherebbe – in teoria – al caso di una frequenza per l’intera giornata e per 22 giorni al mese da parte di un bambino di una famiglia di massimo reddito. In realtà il Comune di Belluno applica 55 scaglioni tariffari: il valore della retta media annua fatturata è di 270,56 euro. Pertanto l’importo di 535 euro indicato da Cittadinanzattiva è ben lontano da quanto una famiglia media si trova a dover pagare. A Belluno, a differenza di altri Comuni, la tariffa è giornaliera, calcolata mensilmente in base ai giorni d’effettiva presenza del bambino. Altra particolarità di Belluno che non emerge nell’indagine è che nel calcolo dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente, il Comune di Belluno considera anche l’eventuale introduzione di part-time o aspettativa che riducono gli ultimi redditi dichiarati. Si aggiunga, infine, che dalla primavera scorsa nel tariffario è stata introdotta un’ulteriore agevolazione, la riduzione del 20% del valore I.S.E.E. per chi paga un mutuo per l’acquisto o la ristrutturazione della casa. Un’ultima nota per quel che riguarda la ricettività: da settembre saranno aumentati i posti a disposizione presso il nido integrato di Levego. Spiace che un’organizzazione come Cittadinanzattiva, che pure svolge un importante ruolo sociale e gode di vasto credito, si ostini a non tenere in considerazione il contesto descritto, ma continui a sbandierare il dato finale non correttamente estrapolato”.

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