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Piscina, ecco come sono stati realizzati 900 mila euro di lavori senza gara d’appalto: “somma urgenza” o “somma furbizia”? L’inchiesta del mensile La Pagina per gli Speciali di Bellunopress

Diciamo subito che gli interventi eseguiti sulla Piscina di Belluno, per celerità e stile, sono piaciuti alla quasi totalità dei bellunesi (lo stesso vale per il Ponte degli Alpini) opposizioni politiche comprese. Qui discutiamo esclusivamente delle procedure adottate. Perché se io voglio costruire la mia nuova casa di proprietà, posso affidare l’incarico all’impresa di fiducia. Mentre i lavori pubblici devono rispettare alcune regole stabilite dalla legge. Su importi rilevanti sono indette gare d’appalto che possono avere vari criteri di aggiudicazione, il massimo ribasso (chi fa il prezzo minore), oppure criteri misti che tengono conto del prezzo e dell’innovazione tecnologica. Ciò premesso, la domanda è: come mai per realizzare i lavori di manutenzione della piscina di Belluno, che sono costati circa 900 mila euro, non è stata effettuata una gara d’appalto alla quale potevano partecipare più imprese? La questione è stata sollevata dalle opposizioni in consiglio comunale con vari interventi che risultano verbalizzati agli atti. Dalle carte, risulta che le infiltrazioni alle coperture della piscina sono state trattate come un’urgenza inderogabile, come si trattasse di un pericolo imminente per la collettività. Sulla base di questo presupposto, da alcuni ritenuto aleatorio, è stato poi dato il via ad una serie di provvedimenti che hanno autorizzato la spesa finale di circa 900 mila euro utilizzando le procedure semplificate della cosiddetta “somma urgenza”. Per le quali, tra l’altro, la legge fissa un primo tetto di 200 mila euro. Ma la “somma urgenza” è una procedura eccezionale prevista dalla legge per dare la possibilità ai pubblici amministratori di intervenire su situazioni di pericolo di incolumità pubblica. Non si era mai vista fino ad oggi una semplice infiltrazione al tetto trattata come “somma urgenza”. E’ evidente che se accettiamo questo criterio, ogni lavoro di manutenzione può essere discrezionalmente considerato urgente. Anche Palazzo Bembo allora è “somma urgenza”,  l’Auditorium e perché no, a questo punto anche il consolidamento dei pilastri del Ponte degli Alpini poteva rientrare nella fattispecie della “somma urgenza” e quindi saltare la gara d’appalto: qualcuno forse può affermare che un ponte senza manutenzione da trent’anni è meno preoccupante di un’infiltrazione d’acqua di una piscina? Con la differenza che la piscina si può chiudere e cessa l’eventuale pericolosità e il ponte se si chiude si inchioda il traffico e l’intera viabilità. Iniziamo allora a dare un’occhiata a cosa dice la legge che è stata invocata per autorizzare i lavori della piscina, in deroga alla norma generale della gara d’appalto. Il decreto del Presidente della Repubblica n.554 del 21 dicembre 1999 all’articolo 147 (Provvedimenti in casi di somma urgenza) recita: “In circostanze di somma urgenza che non consentono alcun indugio, il soggetto fra il responsabile del procedimento e il tecnico che si reca prima sul luogo, può disporre, contemporaneamente alla redazione del verbale di cui all’art.146 la immediata esecuzione dei lavori entro il limite di 200.000 euro o comunque di quanto indispensabile per rimuovere lo stato di pregiudizio della pubblica incolumità. L’esecuzione dei lavori di somma urgenza può essere affidata in forma diretta ad una o più imprese individuate dal responsabile del procedimento o dal tecnico, da questi incaricato…” Attenzione, il comma 2 del successivo articolo 148 prosegue dicendo che: “In nessun caso, comunque, la spesa complessiva può superare quella debitamente autorizzata nei limiti di 200.000 euro” . In nessun caso, tranne che per la piscina di Belluno arrivata a 900.000 euro! La legge, dunque, è abbastanza chiara, ed è evidente che è stata confezionata dal legislatore per consentire ai pubblici amministratori di far fronte a gravi emergenze, come frane, terremoti, inondazioni che possono abbattersi sul territorio e mettere in pericolo l’incolumità dei cittadini. E quindi, vengono derogate le regole consuete che prevedono le gare d’appalto per i lavori pubblici, perché in quel momento ciò che conta è mettere in sicurezza il territorio, la strada franata, il fabbricato pericolante, per salvaguardare l’incolumità pubblica o addirittura scongiurare il pericolo di morte dei cittadini. Ebbene, per la piscina di Belluno, afflitta da alcuni anni dal problema delle infiltrazioni dal tetto, sono state attivate le procedure di “somma urgenza”. Così, visti tre preventivi, è stato dato l’incarico all’impresa Deon di realizzare i lavori per un primo importo di circa 400 mila euro. E già qui è stato sforato il tetto dei 200 mila euro stabilito dalla legge. Poi arriva una perizia migliorativa dalla ditta che fa aumentare a circa 600 mila euro l’importo dei lavori. A questo punto qualcuno solleva delle perplessità e fa notare che perizie migliorative non possono far lievitare l’importo dei lavori. Allora si procede con una perizia di variante di 600 mila euro sottoscritta tra l’allora dirigente generale del Comune di Belluno Gnes (che all’epoca percepiva una retribuzione di circa 160mila euro l’anno e poi è diventato presidente della DolomitiBus) e il direttore dei lavori. Fino qui diciamo (ma è un eufemismo giornalistico) che la giunta poteva non sapere, perché formalmente non aveva sottoscritto alcunché. Ma a fine settembre del 2009 viene approvata una variante di bilancio che innalza ulteriormente l’importo dei lavori a circa 900 mila euro. Ora la giunta sa tutto. Le opposizioni in consiglio comunale manifestano le loro perplessità, sono agli atti gli interventi roventi dei consiglieri Balcon, Rasera Berna, Massaro, Perale. Che chiedono, ai sensi della legge, che gli atti vengano trasmessi alla Procura di Belluno e alla Corte dei conti per la verifica. Questa richiesta, tuttavia, non si capisce perché, non risulta verbalizzata. Abbiamo chiesto qualche dettaglio in più a Marco Perale, che ci ha confermato le sue perplessità già dette in consiglio: «Le infiltrazioni c’erano da anni e lo sapevamo tutti. E’ stata utilizzata la procedura d’urgenza, ma se davvero c’era pericolo di incolumità sarebbe stato possibile anche chiudere la piscina e avviare la procedura ordinaria dell’appalto pubblico». Anche Jacopo Massaro ha gli stessi dubbi sulle decisioni adottate dalla giunta: «La somma urgenza è una procedura che si attiva per le emergenze, la particolarità della vicenda sta nel fatto che un rifacimento del tetto sia stato trattato come la frana di via Miari, tanto per fare un esempio. Poi ci sono state tre variazioni dell’importo, fino a raggiungere i 900 mila euro. E’ evidente che in questo modo è stata saltata la gara d’appalto affidando l’incarico, sia pur con le tre offerte ad invito, all’impresa Deon, la stessa che ha curato vari vari lavori in città. Anche per i lavori accessori (lampioni e parapetti) del Ponte degli Alpini – aggiunge Massaro –  che non erano compresi nella iniziale gara d’appalto, è stato affidato l’incarico con procedure semplificate andando a reperire l’importo di 10 mila euro dal capitolo “ristrutturazione scuole”». Sulla stessa linea anche le osservazioni di Celeste Balcon: «Le richieste della gente di poter utilizzare la piscina sono state interpretate come un’urgenza, da qui l’attivazione della relativa procedura che, tuttavia, dai 200 mila euro stabiliti, è arrivata all’importo finale dei 900 mila euro. Intendiamoci, siamo felici che i lavori siano stati eseguiti, non si discute sulla qualità e  l’affidabilità delle opere, diciamo semplicemente che la legge è legge e si poteva ottenere lo stesso risultato seguendo la procedura ordinaria della gara d’appalto. Del resto già nel 2007 era stato presentato un progetto di ristrutturazione della piscina approvato dalla precedente giunta, bastava intraprendere quella strada. Anche a gennaio del 2009 ho sollecitato la giunta con un’interrogazione affinché fossero avviate le procedure per la manutenzione della piscina. E mi chiedo, perché a gennaio il problema venne ignorato dalla giunta e qualche mese dopo, invece, scatta la procedura d’urgenza?» In consiglio comunale il sindaco Antonio Prade chiarì la faccenda separando il ruolo politico dalle competenze tecniche. Disse che la decisione di attivare la procedura d’urgenza spetta esclusivamente ai tecnici e infatti furono loro con sopralluogo e perizia a decretare il carattere d’urgenza dell’intervento. Infatti la piscina venne immediatamente chiusa in attesa dei lavori di ripristino. Il ruolo politico, affermò Prade, fu semmai quello di avvalorare questa linea, dal momento che a Palazzo rosso vennero molti cittadini per lamentarsi dello stato di manutenzione della piscina. Una questione puramente tecnica, dunque, secondo il sindaco Prade, alla base di questa scelta. In quella stressa seduta di consiglio comunale Prade respinse fermamente le accuse dell’opposizione su presunti escamotage per affidare direttamente i lavori all’impresa Deon, bypassando la procedura della gara d’appalto. Se così fosse, è però innegabile che i 900 mila euro della piscina sono stati la mazzata finale al bilancio, che ha portato il Comune di Belluno allo sforamento del Patto di stabilità con un deficit di un milione e 600 mila euro. Che impedirà nel 2010 di accendere nuovi mutui e quindi congelerà buona parte delle grandi opere che non siano state precedentemente finanziate.

Roberto De Nart

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