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Il dramma del popolo saharawi in una mostra e un incontro pubblico venerdì a Pedavena

“Imra: uno sguardo sulla donna Saharawi” – Reportage fotografico di Luciano Cason c/o Biblioteca Civica di Pedavena dal 12 al 27 febbraio. Inaugurazione con un incontro dibattito su “Il popolo Saharawi oggi: condizioni di vita nel Sahara Occidentale” venerdì 12 febbraio ore 20.30 Sala Guarnieri Pedavena.
La questione del popolo Saharawi è ritornata alla ribalta delle cronache internazionali negli ultimi mesi, proprio grazie alla lotta di una donna, Aminatu Fadar, che dopo 32 giorni di sciopero della fame che ha commosso il mondo, è riuscita a ritornare dai suoi figli nel Sahara Occidentale occupato dal Marocco, da dove era stata espulsa dalla Polizia marocchina perché attivista di organizzazioni di difesa dei diritti umani.
Proprio questa donna è i simbolo oggi della resistenza di un popolo che da più di 35 anni attende, nelle dure terre del deserto del Sahara occidentale, di avere una propria patria: il popolo Saharawi.
 Dopo decenni di dominazione spagnola, questo popolo pensava finalmente di poter usufruire del diritto all’autodeterminazione, manifestando la propria volontà attraverso un referendum. Marocco e Mauritania, però, ottenuta dalla Spagna  l’amministrazione provvisoria delle terre saharawi, le invasero militarmente. A far gola sono le coste atlantiche, le più pescose dell’Africa; le miniere di fosfati, fra le più ricche del pianeta e i pozzi di greggio.  Allo scoppio della guerra, parte della popolazione civile si rifugiò nel deserto algerino, a Tindouf, dove è sorto un enorme campo profughi che ancora oggi sopravvive grazie agli aiuti internazionali.
La guerra guerreggiata si protrasse fino al 1984, quando fu eretto un muro dal Marocco, alto 30 metri e lungo 2700 chilometri e infestato da milioni di mine che divise in due la regione. Intere famiglie furono separate per sempre. Oggi un popolo diviso da un muro dimenticato, lotta pacificamente per affermare il proprio diritto all’esistenza. Da un lato nel Sahara Occidentale con una resistenza non violenta contro l’amministrazione Marocchina. Dall’altra nell’ hammada di Tindouf, il deserto in pietra, oltre 200.000 saharawi hanno cominciato a ricostruire dal nulla i fondamenti della vita: ospedali, scuole, perfino un grande orto.
Una nuova società sorretta proprio dalla resistenza e dalla capacità organizzativa e politica delle donne. Qui è giunto un anno fa, Luciano Cason, “montanaro, viaggiatore, fotografo” come ama definirsi. Ha realizzato un ampio reportage, che ha dato luogo ad una mostra, IMRA donna in lingua Sahrawi, che racconta la forza e la determinazione di un mondo femminile che resiste in condizioni di vita estreme, perché occuparsi della questione femminile, quando la società in questione sta’ attraversando un processo di lotta per il diritto all’autodeterminazione, diventa ancor più significativo. L’Amministrazione comunale di Pedavena ha accolto l’iniziativa, in collaborazione al Centro Servizi di Volontariato di Belluno ed alla scs. Samarcanda di Feltre e Belluno, auspicando una soluzione pacifica del conflitto, nel rispetto dei diritti civili internazionali.
La mostra, già presentata a Tai di Cadore nella scorsa primavera, verrà ora allestita presso la Biblioteca Civica di Pedavena dal 12 al 27 febbraio, visitabile in orario d’ufficio (lunedì, martedì, mercoledì, venerdì pomeriggio dalle 14.30 alle 18,30 e sabato mattina dalle 8.30 alle 12.30). L’inaugurazione si terrà al Centro Culturale Silvio Guarnieri con una tavola rotonda, cui parteciperanno, oltre all’autore, Omar Mih, rappresentante in Italia del Fronte Polisario e del Governo Saharawi in esilio e Cinzia Terzi, dell’Associazione Jaima Saharawi di Reggio Emilia, che sostiene con azioni di solidarietà  i profughi saharawi, ospitando anche in Italia bambini nel periodo estivo.

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