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Bottacin: «Dobbiamo mantenere il gettito fiscale sul nostro territorio. Non si può aprire alcun ragionamento senza le opportune risorse economiche». Ma non c’è notizia di un preciso disegno di legge in questo senso

Gianpaolo Bottacin
Gianpaolo Bottacin

Cambiano i musicisti, ma il ritornello è sempre lo stesso. C’è chi la chiamava “autonomia”, chi come il sindaco Prade vorrebbe “l’integrazione” con la pianura, che ha tutta l’aria di scivolare in una sottomissione per oggettive ragioni numeriche. Chi come il presidente Bottacin tuona che «Dobbiamo mantenere il gettito fiscale sul nostro territorio. Non si può aprire alcun ragionamento senza le opportune risorse economiche». Solo semplici dichiarazioni d’intenti. Dice Bottacin: «Io parlo di interventi strutturali per defiscalizzare le aree economicamente sofferenti in montagna, un ragionamento ad ampio raggio, che non si basa su oniriche richieste di eliminare le tasse a chiunque. Non servono interventi a spot, ma occorre riformare la potestà fiscale, assegnandola alle Regioni, consegnando ad esse anche l’autonomia legislativa. Questi sono i punti su cui insistere, perché senza la possibilità di mantenere le proprie tasse sul territorio, senza le risorse di cui si abbisogna non si può costruire alcuno sviluppo per il territorio».  Se davvero la Lega vuole trattenere nel territorio i tributi, bè lo faccia votando in Parlamento. Ma è sicuro il presidente Bottacin che i parlamentari leghisti potranno effettivamente riformare la fiscalità in questo senso? L’alleato Berlusconi che raccoglie voti a piene mani al Sud come farà a spiegare a mezza Italia che il Nord sta per chiudere i rubinetti? Non crede, signor presidente, che finirà come per il Comune di Catania dove con il voto della Lega è passato il finanziamento dello Stato di 140 milioni per ripianare i disavanzi 2003, 2004 e 2006, così come per il Comune di Roma (500 milioni), sempre con i voti favorevoli di Lega Nord. Alla faccia di Roma ladrona.
Mentre attendiamo con ansia un disegno di legge preciso, non diluito in una decina d’anni con rinvii vari a regolamenti di attuazione, che avvalori le dichiarazioni del presidente Bottacin, noi rimaniamo ancorati ai numeri forniti dalla Banca d’Italia. Il saldo Irpef del maggio 2009 è diminuito del 21,8% rispetto al 2008: da 7,43 miliardi siamo scesi a 5,809 Mld di entrate Irpef. E c’è il forte sospetto che la diminuzione delle entrate sia stata provocata dall’effetto Tremonti, che ha abbattuto la tracciabilità dei pagamenti, l’obbligo del registro dei fornitori, l’obbligo della fatturazione elettronica, ecc. tutte norme antievasione introdotte da Bersani. Gl’italiani, ovviamente, non se lo sono fatti ripetere due volte e hanno ripreso il solito andazzo di evasori che oramai ci contraddistingue da decenni in Europa. Non contento, il governo Berlusconi ha pensato di accordare un ulteriore attestato di stima alla tribù degli evasori eccellenti, introducendo lo scudo fiscale. Che con l’aliquota più bassa esistente del 5% di tasse, ha consentito di far rientrare e ripulire da eventuali tracce di illecito i capitali dall’estero, prima occultati al fisco.

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