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La Commissione provinciale per l’artigianato muore dopo 55 anni. La sua fine è stata decretata dalla Giunta regionale in base alla direttiva Bolkestein

Walter Capraro direttore Uapi
Walter Capraro direttore Uapi

Era nata nel settembre del 1955 con la prima legge-quadro sull’artigianato ed è sopravvissuta a tutte le riforme, Bassanini compresa: non ce l’ha fatta, però, a resistere alla direttiva n.123/2006 (ex Bolkestein), quella che impone ai 27 Paesi membri dell’Unione Europea di eliminare ogni ostacolo alla libertà di esercizio delle attività economiche di servizio e che il governo ha recepito lo scorso dicembre. “Una conseguenza dei principi introdotti dalla direttiva – chiarisce Walter Capraro, direttore dell’Unione Artigiani e Piccola Industria – è che ogni Stato membro non può subordinare l’accesso ad una attività su decisioni o autorizzazioni che vedano il coinvolgimento diretto degli operatori economici concorrenti. E così a farne le spese è stata, per prima, la Commissione Provinciale per l’Artigianato, che fino ad oggi provvedeva ad iscrivere e cancellare le imprese artigiane dall’Albo Provinciale e nella quale sedevano una ventina di imprenditori.” La CPA, come veniva chiamata, da oltre mezzo secolo fungeva da organo di “autogoverno” della categoria ed era chiamata ad applicare, con funzione pubblica, le varie leggi nazionali e regionali: si occupava di accertare i requisiti delle nuove imprese, ma anche, ad esempio, di rilasciare gli attestati di qualificazione professionale per i parrucchieri e gli installatori. “Non è mai stata un vincolo alla concorrenza – dice Capraro – ma piuttosto un organismo che garantiva il rispetto delle regole e la parità di trattamento. E tutti gli imprenditori che ne entravano a far parte sentivano il peso di questa funzione pubblica e si comportavano di conseguenza, mentre per le imprese è stata un punto di riferimento autorevole e affidabile.” Non a caso, a presiedere la CPA in questi 55 anni di attività si sono succeduti artigiani che godevano di grande stima, a partire da Giovanni Peterle e  Germano Sommavilla negli anni ’60, per passare poi, negli anni ’70 e ’80, a Giuseppe Caldart e Ettore D’Incà, arrivando negli anni più recenti a Nelso Costella e Giuliano De Col. E anche Luigi Curto, oggi presidente dell’Unione Artigiani e Piccola Industria e Vice Presidente della Camera di Commercio, ha presieduto la CPA per due anni, dal 2000 al 2002. “Si chiude veramente un’epoca – dice il Direttore dell’UAPI – nel corso della quale più di tanti automatismi burocratici contava la qualità e la serietà delle persone. Ora si apre una fase di transizione con una CPA che sopravvive con pochi funzionari pubblici e delle Associazioni di categoria e che verrà forse definitivamente cancellata dalla nuova legge regionale in corso di approvazione.” Ma le cose andranno meglio senza la CPA e la sua soppressione è un vantaggio per le imprese? “Non ne sono per niente sicuro – conclude Capraro. Di certo è che, almeno a Belluno, la CPA non è mai stata un ostacolo burocratico, anzi, è stata spesso un luogo di risoluzione preventiva dei problemi. Era anche un organismo attraverso cui realizzare una vera partecipazione dal basso, in grado di gestire regole e di condividerle con gli operatori di un intero settore, svolgendo quindi anche una funzione di indirizzo e di educazione alla legalità. Per adesso la politica è stata in grado soltanto di cancellare un’esperienza positiva, ma non ci ha ancora detto con quali nuovi strumenti intende realmente semplificare la vita delle imprese. Per questo diciamo che è finita un’epoca, ma non possiamo ancora salutare l’avvento di una nuova.”

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