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Agricoltura. Manzato: “Se la Cgil è a conoscenza di reati li denunci. Un caso Rosarno nel Veneto è impossibile”

“Se la CGIL è a conoscenza di casi di sfruttamento degli immigrati nell’agricoltura veneta, cioè di veri e propri reati, li denunci: sarò al loro fianco. Se la sua è invece un’accusa alla cieca, basata su presunzioni magari ideologiche anziché sui fatti, si tratta di una vera e propria calunnia che fa solo del male gratuito all’agricoltura veneta e ai suoi imprenditori, perché qui la situazione non può è paragonabile a quella del Meridione”. Il vicepresidente della Giunta regionale e assessore all’agricoltura Franco Manzato non ci sta alla caccia all’untore aperta in seguito alle vicende di Rosarno da un attacco generalizzato parte del Dipartimento immigrazione della CGIL, che ha denunciato uno sfruttamento dei lavoratori immigrati nelle campagne del territorio regionale, “non solo tutto da dimostrare, ma del quale non mi risulta che nessuno abbia neppure sentore. In questo concordo in pieno con le affermazioni delle nostre Organizzazioni Professionali agricole, giustamente offese dalla gratuità di simili affermazioni”. “Da noi gli extracomunitari sono una risorsa – ha ribadito Manzato –  quelli che lavorano, anche nei campi, lo fanno nel rispetto delle leggi, molti di loro hanno contratti stabili, ci sono controlli continui e semmai le lamentele sono per l’eccesso di burocrazia nel trovare lavoratori. Un caso Rosarno in Veneto è impossibile. Lo dovrebbe sapere anche l’onorevole Antonio De Poli, che è stato amministratore regionale e che si sta dilettando con “mozzarelle di Treviso e dintorni”, senza sapere che da noi si fa semmai la casatella. In quelle parole ci sono ignoranza e disprezzo per chi fatica nei campi, sia esso italiano o immigrato. Si informi sui dati del Primario veneto e sul numero di stranieri che vi sono impiegati regolarmente”. “Ciò che è accaduto a Rosarno è un episodio di enorme gravità – ha detto ancora Manzato – ma nonostante una crisi che ha colpito profondamente l’agricoltura veneta, noi siamo esempio di un modello da esportare: per legalità, per assenza di contrasti sociali, per integrazione, per qualità del prodotto, per tipicità, per attaccamento e difesa dei valori veri civili a partire dalla famiglia. Forse qualcuno si dispiace che un evento del genere non si sia verificato qua da noi: così avrebbe potuto strillare non di contrasto sociale o di camorra, ma di xenofobia e razzismo del Veneto. Dove invece guarda caso gli immigrati sono più integrati che altrove. Quelli in regola, però ”.

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