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mercoledì, Settembre 23, 2020
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Diffusione della rabbia silvestre: distribuiti in tutte le farmacie della provincia i depliant con le informazioni per la prevenzione e il controllo

Nella provincia di Belluno, l’unica in Veneto, sono stati diagnosticati, fino al 27 dicembre 2009, 29 casi di rabbia silvestre, 3 in animali domestici (due cani e un asino), 26 in selvatici (25 volpi e un tasso). I nostri territori, al pari delle vicine province di Pordenone e Udine da dove proviene il contagio, sono zone infette per cui è necessario porre in atto tutte le azioni di prevenzione e controllo della diffusione. Per collaborare con le aziende sanitarie locali e favorire una maggiore consapevolezza sul fenomeno, a partire da questa settimana le farmacie bellunesi distribuiranno un pieghevole contenente tutte le informazioni in merito. “Anche in questo caso imprevedibile e assolutamente prioritario per la nostra provincia, la farmacia, cui si rivolgono sovente proprietari di animali domestici per avere chiarimenti, si dimostra un importante mezzo per veicolare le informazioni di carattere sanitario utili e urgenti per tutta la popolazione – afferma il presidente di Federfarma Belluno Roberto Grubissa – al fine di supportare il lavoro svolto nella pratica dai servizi veterinari delle aziende sanitarie”. “Le azioni messe in atto sono tre – spiega Luigi Cazzola, direttore del Dipartimento di prevenzione dell’Ulss 2 di Feltre – innanzi tutto l’incentivazione al monitoraggio della malattia, con la raccolta delle carcasse dei selvatici per la ricerca del virus. Poi la vaccinazione dei selvatici mediante esche per le volpi, un sistema che si è dimostrato efficace in Austria e Slovenia e che permette di ridurre il diffondersi, poiché gli animali infetti muoiono, mentre quelli non contagiati e vaccinati riescono a contrastare la malattia. Infine la vaccinazione degli animali domestici che possono venire in contatto con i selvatici da fare nei tempi più rapidi possibili, obbligatoria per i cani, raccomandata anche per i gatti”. A primavera verranno sottoposti a vaccinazione precontagio anche per gli animali diretti ai pascoli in quota: “Durante l’inverno moriranno molte volpi infette – continua Luigi Cazzola – ma è fondamentale proseguire nelle azioni di sorveglianza e controllo almeno per tre anni dall’ultimo caso accertato. Parallelamente sono state messe in atto anche le procedure per ridurre ed eliminare il rischio di trasmissione del virus all’uomo. I Servizi igiene pubblica delle Ulss 1 e 2 hanno informato con lettera gli enti interessati e i singoli professionisti sull’opportunità di una vaccinazione precontagio, in particolar modo per chi viene in contatto con gli animali a rischio: guardie forestali, guardiacaccia, boscaioli, veterinari, speleologi. I medici del Pronto soccorso e di famiglia sono inoltre stati allertati in caso si presentino persone con lesioni da morso”.

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