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martedì, Novembre 24, 2020
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2 miliardi di euro delle famiglie bellunesi depositati nelle banche ma i prestiti erogati sono solo la metà. L’invito del presidente di Confindustria Vascellari a concedere maggior liquidità alle imprese bellunesi

I depositi delle famiglie bellunesi nelle banche ammontano a 2 miliardi di euro. Ma i prestiti erogati sono solo di un miliardo, benché nella nostra provincia le sofferenze in rapporto ai crediti erogati sia del 30% inferiore alla media nazionale. Il dato è stato sottolineato questa mattina (lunedì 21 dicembre) dal presidente di Confindustria Belluno Dolomiti in occasione dell’incontro con la stampa per i tradizionali auguri di fine anno. «Noi ci aspettiamo che quel miliardo depositato vada erogato alle imprese bellunesi – ha detto Vascellari – perché se riparte il mercato servirà liquidità  per avviare le nuove commesse. E del resto, non ci sono alibi per gli istituti di credito, visto che non abbiamo particolari sofferenze creditizie, ossia siamo più affidabili della media regionale e nazionale». Anche l’Agenzia delle entrate, sollecitata da Confindustria Belluno Dolomiti, ha fatto sapere che non procederà ai controlli fiscali a quelle imprese che in tempi recenti sono state coinvolte dalla crisi e, per mancanza di liquidità, hanno deciso di rateizzare i pagamenti delle tasse avvalendosi del ravvedimento operoso. L’accertamento della Guardia di Finanza, infatti, annullerebbe la possibilità di rateizzare le imposte, infliggendo addirittura la sanzione per omesso pagamento, vanificando così le misure del decreto anticrisi. Diversa è la posizione di quelle aziende che in passato hanno avuto condotte fiscali “furbesche”, per le quali l’Agenzia procederà con i normali controlli. Per quanto riguarda la situazione internazionale, Vascellari ha detto che la ripresa per ora viene dai mercati distanti e popolosi come Cina e Brasile, spinti per lo più da necessità primarie. «Ma non sappiamo con quale celerità questa ripresa si riverserà nei nostri mercati – ha precisato Vascellari – e anche se la crisi nel Bellunese è stata meno grave, novembre è il sesto mese consecutivo con segno negativo. Sia pur con un utilizzo della cassa integrazione al di sotto del 2,5% rispetto al monte ore. Questo significa – ha concluso il presidente di Confindustria Belluno Dolomiti – che lo strumento della cassa integrazione per i 15mila lavoratori delle imprese bellunesi, viene usato con molta attenzione». Più preoccupante la posizione del precariato, ossia quei lavoratori a tempo determinato, interinali e a progetto, che non sono stati rinnovati o convertiti a tempo indeterminato come avveniva prima della crisi economica.  (nella foto il presidente di Confindustria Belluno Dolomiti Vascellari, con il direttore Perale)

 

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