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Una folla commossa si è riunita stamattina nel Duomo di Belluno per i funerali di don Claudio Sacco Sonador

Volti di giovani, di adulti e di anziani con i segni dell’emozione hanno affollato questa mattina la Cattedrale di Belluno per i funerali di don Claudio Sacco Sonador, morto tragicamente la notte tra mercoledì e giovedì. Le persone che don Claudio aveva incontrato nella sua poliedrica vita sacerdotale, dai parrocchiani ai disabili ospiti delle colonie marine e montane della diocesi di cui era stato responsabile, dagli studenti dei licei cittadini cui aveva insegnato religione agli esperti di alpinismo, assieme alle autorità e a più di cento sacerdoti, offrivano allo sguardo dello spettatore, come fosse un arazzo fiammingo dai mille particolari, un colpo d’occhio in cui ogni sguardo e ogni espressione esprimevano un ricordo di don Claudio. “Ognuno di noi ha immagini e impressioni singolari della sua relazione con don Claudio” ha detto il Vescovo di Belluno-Feltre, monsignor Giuseppe Andrich, che ha presieduto la celebrazione esequiale e ha tenuto l’omelia. “Grazie, Signore, per averci donato questo sacerdote di ricca e profonda umanità che ci ha mostrato come devono essere le relazioni tra noi” ha continuato monsignor Andrich a commento delle letture bibliche, tratte da san Paolo e dal vangelo di Matteo. In controluce, nelle parole di monsignor Andrich, dedicate all’umanità del prete, il ritratto di don Claudio Sacco come un prete capace di relazioni profonde, dai confratelli sacerdoti agli ammalati delle parrocchie che si recava puntualmente a visitare tutte le settimane. Nelle parole del Vescovo anche l’invito a considerare la figura del sacerdote come tale e, soprattutto rivolta ai giovani, la possibilità di diventare sacerdoti, perché persone come don Claudio possano essere sempre presenti nelle comunità. L’omelia del Vescovo ha citato anche le pubblicazioni firmate da don Claudio, come le “Lettere da Sakassou”, inviate ogni settimana dalla missione ivoriana dove era stato dal 1980 al 1986 alla mamma Pierina, il volume “Guardando oltre” che costituisce la lettura iconografica della nuova chiesa parrocchiale di Mas-Peron e il libro “Come aquiloni. Testimonianze dal villaggio san Paolo”, in cui don Claudio aveva raccolto le testimonianze degli ospiti disabili che ogni estate affollano il villaggio “San Paolo”, affatto privo di barriere architettoniche, e la Villa gregoriana di Palus San Marco in val d’Ansiei. Al termine della celebrazione – molti parrocchiani avevano potuto esprimere un pensiero o un ricordo al momento della preghiera dei fedeli – si sono succeduti al microfono gli interventi del Vicario generale, monsignor Luigi Del Favero, e del fratello di don Claudio, don Sergio Sacco, che ha espresso i ringraziamenti della famiglia. Monsignor Del Favero ha parlato anche della valanga che ha travolto don Claudio, paragonata, con le parole di un amico di don Claudio, a un “biglietto di viaggio immediato verso il Padre”, e ha tradotto dal latino in cui don Claudio lo aveva scritto il suo testamento spirituale, in forma di preghiera: “Nelle tue mani, Signore, affido il mio spirito”. All’altare con il Vescovo nel momento della consacrazione anche il Vicario foraneo di Sedico, don Cesare Larese De Pol, che aveva partecipato alle ricerche di don Sacco assieme agli uomini del Cnsas. I canti liturgici sono stati proposti dalle corali di Mas-Peron e di borgo Piave a Belluno, dove don Claudio era stato parroco. Gli applausi hanno accompagnato l’uscita di chiesa del feretro, che è partito, accompagnato da sacerdoti e dai familiari, alla volta di Dosoledo, il paese natale, dove don Claudio sarà sepolto questo pomeriggio.

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