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Influenza suina e vaccino H1N1: una grande operazione di marketing? il parere di un esperto, il dottor Filippo Ongaro Direttore Sanitario dell’ Istituto di Medicina Rigenerativa e Anti-Aging di Treviso

La vendita di farmaci anti-influenzali e di vaccini è un business valutato in oltre 10 miliardi di dollari l’anno (fonte JP Morgan). Considerato che l’influenza suina, come ha precisato il vice-ministro alla Salute Ferruccio Fazio, ha un indice di mortalità 10 volte più basso dell’influenza stagionale, c’è il fondato sospetto che si tratti di una formidabile operazione di marketing internazionale. Ossia, far leva sulle paure della gente per vendere vaccini. La notizia corre oramai da qualche tempo in internet, con comitati di esperti che informano i cittadini su tutti i rischi dei vaccini. Dopodiché ognuno può decidere liberamente. Noi l’abbiamo chiesto a un medico di fama internazionale. Il dottor Filippo Ongaro, infatti, è stato per anni medico degli astronauti presso l’Agenzia Spaziale Europea dove ha sviluppato metodi avanzati per la prevenzione dell’invecchiamento adottati anche dalla NASA e dall’Agenzia Spaziale Russa. Ha ulteriormente perfezionato le sue competenze in medicina rigenerativa e anti-aging negli Stati Uniti, diventando il primo italiano ad ottenere l’abilitazione specialistica dall’American Board of Anti-Aging & Regenerative Medicine (ABAARM). Sempre negli USA ha ottenuto il diploma in medicina funzionale presso l’Institute for Functional Medicine (AFMCP).
Dottor Ongaro, lo scorso anno in Italia l’influenza stagionale ha provocato circa 8mila morti. In tutto il mondo l’influenza A (suina) ha fatto finora 5.700 morti. Più che una pericolosa pandemia questa ha tutta l’aria di essere una formidabile operazione di marketing per vendere vaccini, mascherine, antibiotici, test ecc. Lei cosa ne pensa? “Penso che sia lecito sospettarlo. Del resto non sarebbe la prima volta. SARS e Aviaria avevano destato altrettanto allarmismo che si è dimostrato poi totalmente infondato. E anche in quelle occasioni sonostati venduti allo stato farmaci per lo più rimasti inutilizzati. Anche nel caso del vaccino H1N1, la campagna di vaccinazione si sta dimostrando un totale flop con il risultato che milioni di euro sono stati spesi per vaccini che resteranno nei magazzini. Questi soldi potevano essere impiegati per altri e più urgenti problemi sanitari. Qualcuno però i vaccini li ha venduti e ha incassato. La cosa certa comunque è che di informazione obiettiva e disinteressata in questo settore ne esiste davvero poca. Il Dr. Roberto Gava, farmacologo di Padova ha scritto da poco un libro proprio su questo vaccino che è illuminante”.
Qualcosa del genere è già successa nel 1976 negli Stati Uniti. Quando venne vaccinato in fretta e furia 1/3 della popolazione, circa 40 milioni. E il vaccino provocò disturbi al sistema nervoso con sindromi a migliaia di persone. Potrebbe succedere la stessa cosa col vaccino H1N1? “Mi auguro di no ma non lo si può escludere totalmente. Purtroppo le conseguenze a lungo termine di un vaccino sono difficili da monitorare almeno che non ci sia un sistema di farmacovigilanza attiva in cui l’ente che vaccina si prende cura di monitorare e registrare gli effetti collaterali a lungo termine. Questi in Italia non avviene. Su questa base è facile minimizzare l’incidenza di effetti indesiderati”.
E’ vero che questo vaccino contiene tra gli adiuvanti nocivi alla salute come il mercurio, l’MF59 e altre sostanze neurotossiche che negli Stati Uniti non hanno ottenuto l’approvazione per l’impiego sui bambini? “Pare di si anche se difficile avere dati certi. Anche qui però ci possiamo basare sull’esperienza passata. E’ noto e accettato che in molti casi i vaccini contengono sostanze potenzialmente dannose come il mercurio. Per quale motivo dovremmo questa volta credere con assoluta certezza alla loro assenza?”
Esistono pubblicazioni scientifiche internazionali su questo tipo di vaccino? “Stando alle informazioni reperibili il vaccino contro l’influenza A è inaffidabile in quanto non testato sufficientemente. Inoltre esistono pochi dati che dimostrino una buona efficacia anche dei classici vaccini contro l’influenza stagionale cosi come di altri vaccini come per esempio quello contro il Papillomavirus”.
A chi giova la vaccinazione su larga scala per una malattia tutto sommato a basso rischio di mortalità? “Verrebbe voglia di rispondere alle industrie che producono il vaccino. Ma volendo essere meno pessimisti diciamo che io personalmente ritengo la vaccinazione di massa un pò un retaggio di una medicina superata. Se si pensa allo sviluppo sempre maggiore di una medicina preventiva e personalizzata la vaccinazione di massa nel 2009 in un paese occidentale è difficile da comprendere. Si parla invece poco di come potenziare e ottimizzare il funzionamento del sistema immunitario in modo fisiologico”.
Nell’Unione europea è vietata la pubblicità dei farmaci. Giornali e tv da mesi si occupano di questa influenza a basso rischio di mortalità. Siamo in presenza di una forma di pubblicità subdola? “Siamo per lo meno in presenza di un tentativo di fare leva sull’antica paura della pandemia per indurre il cittadino alla vaccinazione. Per fortuna le persone sono sempre meno disposte a sentire una sola voce specialmente quando questa è gestita da chi produce il farmaco”.
Quanto tempo di sperimentazione deve avere un vaccino per essere considerato sicuro? “I tempi dovrebbero essere gli stessi di quelli di altri farmaci. Per lo meno qualche anno. In più i vaccini hanno un problema generale. Stimolano la risposta specifica del sistema immunitario (quella contro l’agente per cui ci si vaccina) a scapito della risposta aspecifica che ci deve proteggere contro altri agenti e anche contro cellule tumorali. Sono quindi sempre farmaci complessi e potenti per i quali andrebbero soppesati bene rischi e benefici individuali”.

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