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Guida alpina, una professione per non abbandonare la montagna. Venerdì il convegno a Lozzo

Si riesce a vivere facendo la Guida Alpina sulle Dolomiti? Partirà dalla risposta a questo interrogativo la Conferenza informativa che il Comune di Lozzo, in collaborazione con la locale Sezione del Cai, ha messo in calendario per Venerdì 13 novembre alle ore 20,30 in Auditorium. L’incontro è dedicato ai giovani di Lozzo e del Cadore. A loro interesserà conoscere come si diventa Guida Alpina, quanto costano i corsi di formazione, quante possibilità ci sono di lavorare in Cadore e, soprattutto, quanto si guadagna svolgendo questa professione. Ma la Conferenza prenderà in considerazione anche il ruolo che viene ad avere la Guida Alpina nel sistema turistico cadorino e dolomitico. E qui l’interesse per l’iniziativa travalica il fattore generazionale. Qui entrano  in gioco l’economia e la capacità degli operatori turistici locali di far sistema, di lavorare insieme, di proporsi insieme per rafforzare l’offerta, per ottimizzare i servizi. Non mancheranno gli esempi di collaborazioni strategiche tra Albergatori e Guide, tra Gestori di rifugio e Guide e tra queste ultime e gli Enti locali che nelle Regioni contermini e negli Stati vicini stanno dando risultati lusinghieri. E da noi? Cosa manca per arrivare ad un progetto cadorino di promozione turistica che veda insieme tutti i soggetti interessati al buon funzionamento del settore? Dal confronto dovrebbero sortire quegli elementi che consentono di capire le potenzialità occupazionali della Guida Alpina nell’ambito del comparto turistico. Però non si parlerà solo di turismo.
Interverranno anche Guide Alpine che si sono specializzate nei lavori in fune e in quota dando vita ad un interessante ventaglio di nuove opportunità occupazionali. La Conferenza rientra in un programma informativo che il Comune di Lozzo, in collaborazione con alcune Associazioni di categoria, ha messo a punto per fornire ai giovani tutte le informazioni utili ad intraprendere quelle attività lavorative che si possono svolgere restando in Cadore, scongiurando così l’emigrazione dei giovani e quindi lo spopolamento della montagna.

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