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Strasburgo boccia i crocifissi nelle aule. Bottacin: «Una sentenza vergognosa. Non si possono calpestare così la storia, la cultura e le tradizioni di un popolo»

Crocifisso del Brustolon
Crocifisso del Brustolon

“La presenza del crocifisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso. Avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione”. Tutto questo “potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose o sono atei”. La Corte “non è in grado di comprendere come l’esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti umani, un pluralismo che è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana”.  La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, dunque, boccia i crocifissi nelle aule accogliendo il ricorso della signora
Soile Lautsi, cittadina italiana di origine finlandese che nel 2002 aveva sollevato il caso all’istituto statale “Vittorino da Feltre” di Abano Terme (Padova)  frequentato dai suoi due figli. Immediate le reazioni del mondo politico, attento alle tradizioni e soprattutto ai voti dei cattolici. Gianpaolo Bottacin, presidente della Provincia di Belluno, commenta quanto stabilito a Strasburgo dalla Corte europea: «È una sentenza vergognosa, che vuole cancellare quanto ci appartiene come popolo sia culturalmente che storicamente». «Piaccia o non piaccia, la religione cristiano-cattolica fa parte della storia del nostro Paese – ha commentato Bottacin – . Non a caso è l’unica ad essere espressamente citata nella nostra Carta Costituzionale. In una Europa in cui i confini amministrativi assumono sempre meno valenza, non si può cancellare quello che contraddistingue un popolo e cioè le sue tradizioni, la sua storia, la sua cultura. Dinanzi ad una simile sentenza, il rischio è quello di una deriva omologatrice, che mira ad uniformare ed appiattire le identità delle genti».

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