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“La Mal’ombra” film documentario venerdì a Quero

Venerdì 6 novembre alle ore 20.45 al Centro culturale di Quero verrà proiettato il film documentario “La Mal’ombra” ideato e scritto da Andrea Segre e Francesco Cressati (ingresso libero). La mal’ombra  racconta la storia di San Pietro di Rosà, un paese in provincia di Vicenza.  È un film documentario sulla tensione tra sviluppo industriale e qualità della vita. A San Pietro, un paesino con poco più di mille abitanti, nel 2002 viene decisa la costruzione di una delle Zincherie più grandi d’Italia, ma contro questa scelta nasce un Presidio permanente: un piccolo tendone di fronte all’enorme fabbrica gialla.  Cittadini, non militanti di movimenti ecologisti o di minoranze di sinistra, residenti nella case offese dalla Zincheria, risvegliatisi  orfani  di una cultura contadina totalmente svenduta a interessi privati di clan imprenditoriali e dei loro club politici. La mal’ombra racconta, con il linguaggio immediato, ironico e tagliente del cinema-documentario, un anno cruciale nella lotta dei cittadini di San Pietro, quello tra maggio 2006 e giugno 2007, ovvero dal giorno della Conferenza dei Servizi che, nonostante la mancanza di una Valutazione di Impatto Ambientale, concesse alla Zincheria l’inizio della lavorazione, alle due settimane che precedono le elezioni amministrative, durante le quali si scontrano da una parte il Sindaco uscente appoggiato dalla Lega Nord, dalla Zincheria e da tutto il tessuto imprenditoriale e dall’altra la lista civica sostenuta dal Presidio.Sarà presente una delegazione del presidio di San Pietro, protagonisti del documentario.
“Una storia di provincia, dunque una storia italiana. Una storia presa alla realtà. Una storia dove, per fortuna, non esiste la gente, ci sono le persone con la loro faccia.” (La Repubblica)
Applausi e lacrime al Torino Film Festival. (Il Manifesto)
“Quello che hanno pensato e realizzato Andrea Segre e Francesco Cressati è a tutti gli effetti un film, un film che molto racconta del Veneto di oggi: una lotta di contadini, di contadini superstiti, che si vedono accerchiati da una zona industriale invadente, che recide ogni legame col passato. […] Nel film contano le loro parole, ma soprattutto i loro volti, i loro occhi, il loro dialetto, i gesti di sempre che si stanno perdendo.”  (Il Mattino di Padova)

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