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Un libro oggetto di Alfonso Lentini alla mostra pisana “Pane al Pane”

La mostra “PANE AL PANE” in corso a Pisa presso la Bibiloteca di Filosofia e Storia, dal 21 ottobre al 21 dicembre 2009 vefe la partecipazione di Alfonso Lentini. La mostra, promossa dall’Università di Pisa, è curata da Anita D’Orazio e Delio Gennai. Una chiave di lettura dell’opera proposta dall’autore.
Questo libro (o scatola alchemica) si pone come luogo di transito, contenitore di molteplici mutamenti. In esso le metamorfosi si svolgono sia sul piano “sincronico” sia su quello “diacronico”.
Assistiamo a metamorfosi “sincroniche” quando con allusione al mondo degli specchi la cosa (in questo caso una fetta di pane), transitando da una pagina all’altra, muta forma e colore o si moltiplica (passando dall’uno al due) e quando la parola, riflettendosi sulla cosa, si deposita fisicamente su di essa formando un tutt’uno che tende a ridurre lo scarto fra significante e significato. Assisteremo inoltre a una possibile metamorfosi “diacronica” quando il pane, seguendo la sua natura di prodotto precario e deperibile, potrà nel tempo mutare aspetto e consistenza. L’eventualità di un suo ammuffimento è stata infatti assunta come parte integrante del progetto compositivo.
E’ stato impiegato un pane prelevato direttamente dalla quotidianità per porre l’opera al confine fra creazione artistica e flusso vitale, mettendo così in discussione ogni pretesa di rappresentazione naturalistica. Questo libro infatti non contiene una “riproduzione” della cosa, ma ingloba la cosa stessa.
(Alfonso Lentini. Belluno, settembre 2009)
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Alfonso Lentini, nato in Sicilia nel 1951, vive a Belluno dove opera nel campo della scrittura, delle arti visive e della ricerca verbo-visuale.
Fra i suoi libri: L’arrivo dello spirito (con Carola Susani, Perap, 1991), il romanzo-saggio La chiave dell’incanto (postafazione di Alessandro Fo, Pungitopo, Messina 1997), il testo poetico Mio minimo oceano di croci (Anterem, Verona 2000, opera finalista alla IX edizione del premio Montano), Piccolo inventario degli specchi (prefazione di Antonio Castronuovo, Stampa Alternativa, Viterbo 2003), i romanzi Un bellunese di Patagonia (Stampa Alternativa, 2004) e Cento madri (vincitore del premio Città di Forlì”, con postfazione di Paolo Ruffilli, Foschi, Forlì 2009).
Al libro Piccolo inventario degli specchi alcuni artisti del Centro Verifica 8+1 di Venezia Mestre hanno dedicato la mostra “Concrescenze speculari”.
Suoi testi testi critici o creativi sono apparsi in numerose riviste (fra cui “Anterem”, “Atelier”, “Bollettario”, “Caffé Michelangiolo”, “Erba d’Arno”, “Fuorivista”, “Graphie”, “L’immaginazione”,  “L’indice”, “Stilos”, “Testuale”…) e nel web.
Ha realizzato libri d’artista in edizione autoprodotta o con editori come “Pulcinoelefante” e talvolta in collaborazione con altri autori.
Nelle sue numerose mostre e installazioni tenute in Italia e all’estero propone opere basate sulla valorizzazione della parola nella sua dimensione materiale e gestuale.
Ha realizzato “poesie oggettuali”, cioè opere materiche basate su procedimenti di solidificazione e assemblaggio di libri, parole e frammenti della quotidianità. La sua ricerca sull’oggettualizzazione della parola si è inoltre concretizzata in piccoli lavori su carta (in struttura modulare e in forma di “pagine”) denominati Insulae, in installazioni dove l’elemento dominante è l’acqua e più recentemente in “scatole alchemiche” chiamate “Approssimazioni di albedo” (recentemente presentate in una personale a Venezia presso il “Françoise Calcagno Art Studio”).

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