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Martedì 27 ottobre in Auditorium, Antonia Arsalan presenta il suo ultimo libro “La strada delle Smirne”

Antonia Arslan sarà a Belluno martedì 27 ottobre. E’ stata la Biblioteca civica, con l’assessore alla cultura Maria Grazia Passuello, ad invitare la scrittrice che è legatissima a Belluno e in particolare a Sospirolo dove ha trascorso la sua infanzia. Alle 18 in Auditorium, introdotta da Daniela De Donà giornalista pubblicista del Gazzettino, presenterà il suo libro “La Strada di Smirne”. Il filo della memoria spezzata, quella del popolo armeno, non poteva terminare con “La masseria delle allodole”, che ha venduto oltre 200.000 copie in Italia, che aveva portato alla luce il genocidio subito dagli armeni nel 1915 in seguito all’affermazione del movimento nazionalista dei Giovani Turchi. I destini e le speranze dei personaggi dopo la fine delle persecuzioni e l’apparente raggiungimento della pace sono il proseguo della storia della famiglia dell’autrice che ha regalato un altro prezioso scrigno di ricordi ai tanti che si sono appassionati al primo “capitolo”. Ecco che “La strada di Smirne” riprende quanto lasciato in sospeso nelle ultime pagine del romanzo pubblicato nel 2004. E dal passato si cammina verso il futuro. «Il lettore che ha amato le pagine del mio primo romanzo – scrive Antonia Arslan nell’introduzione – ancora non sa come le tre ragazze, Arussiag, Nevart, Henriette e il piccolo Nubar raggiungeranno l’Italia, dove li attendono lo zio Yerwant, e i cugini Wart e Khayël. Né il lettore sa che cosa faranno Ismene, Isacco e Nazim dopo la loro partenza. Leggendo la “Strada di Smirne” scopriremo finalmente che ne è stato di loro».

Cenni biografici: Antonia Arslan, nata a Padova nel 1938 si laurea in archeologia ed insegna Letteratura italiana moderna e contemporanea all’università di Padova. E’ autrice di saggi pionieristici sulla narrativa popolare e d’appendice (Dame, droga e galline. Il romanzo popolare italiano fra Ottocento e Novecento) e sulla “galassia sommersa” delle scrittrici italiane (Dame, galline e regine. La scrittura femminile italiana fra ‘800 e ‘900). Attraverso l’opera del grande poeta Daniel Varujan – del quale ha tradotto (con Chiara Haiganush Megighian e Alfred Hemmat Siraky) le raccolte II Canto del Pane e Mari di grano – ha riscoperto la sua profonda e inespressa identità armena. Ha curato un testo divulgativo sul genocidio (Metz Yeghèrn. Il genocidio degli armeni, di Claude Mutafian) e una raccolta di testimonianze di sopravvissuti rifugiatisi in Italia (Hushèr. La memoria. Voci italiane di sopravvissuti armeni), Infine, ha scritto il suo primo romanzo “La masseria delle allodole”, perché non ha potuto farne a meno. Quei personaggi, quelle persone dal destino incompiuto, erano lì, e l’hanno chiamata. Hanno voluto essere chiamati. Il romanzo è stato pubblicato da Rizzoli nel 2004, è diventato un caso letterario e si è classificato secondo (con due voti di scarto) al Premio Campiello del 2004 e nello stesso anno ha vinto il Premio Stresa di narrativa. A cinque anni di distanza da “La masseria delle Allodole” è uscito nel febbraio 2009, ancora una volta per Rizzoli, “La strada di Smirne”, che, riprende le vicende degli antenati armeni della scrittrice.

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