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sabato, Novembre 28, 2020
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Dal popolo sovrano al sovrano del popolo

Dopo la sentenza della corte costituzionale sulla incostituzionalità del lodo Alfano, le parole di Berlusconi e dei suoi si fanno dure e violente. E’ davvero grave che certe affermazioni ed attacchi verso altre e alte istituzioni dello Stato vengano dal presidente del consiglio dei ministri, che dirige la politica generale del governo e che è chiamato a mantenere l’unità di indirizzo politico ed amministrativo (art. 95 della costituzione). Berlusconi ed i suoi, dopo la diffamazione istituzionale, asseriscono che il potere appartiene al popolo e di conseguenza chi è eletto dal popolo ha il diritto di fare le leggi e tutti gli altri organi devono essere esecutori. Questo ricorso alla sovranità popolare è un concetto molto usato da questa maggioranza, ieri come oggi, opponendo ad una costituzione ancora vigente, norme di una mitica costituzione ancora non scritta, immaginaria, sulla semplice base di deduzioni ricavate solamente dalla legge elettorale maggioritaria, deduzioni del tutto infondate e senza nessun precedente in qualunque ordinamento costituzionale. Si vuole far passare per  “verità costituzionali” ciò che la costituzione non dice nel modo più assoluto. La vigente costituzione afferma che la sovranità  appartiene al popolo, ma soggiunge anche, che esso la esercita nelle forme e nei limiti prescritti dalla Costituzione, nella fedeltà ai suoi principi. Anzitutto, questa volontà popolare ha come normale espressione costituzionale la sua rappresentanza nelle assemblee parlamentari, che non devono essere solo la “la cassa di risonanza del presidente del consiglio o del governo”, ma centro di elaborazione politica in riferimento ai valori ed ai principi della Costituzione. Già nel 1994 il monaco G. Dossetti, già padre costituente ed oggi sepolto nel cimitero di Monte Sole, luogo dell’eccidio nazista, parlando a Milano affermava con estrema lungimiranza: ”Quando, la sovranità popolare diventa una sovranità che non si riconduce ai limiti costituzionali, diventa sempre di più una sovranità “mitica” a cui in pubblico e nei discorsi seduttori si rende culto e la si sopraesalta, ma di fatto, in sostanza, la si viola deligittimando le sue rappresentanze elettive (in Parlamento, 25 volte voto di fiducia in 17 mesi), tentando sempre più di comprimere l’indipendenza dell’ordine giudiziario, moltiplicando indebite pressioni sulla Corte Costituzionale e finalmente cercando con ostinazione sistematica  di ridurre la libertà della Magistraura della Repubblica. Ad una sovranità popolare così mitizzata che cosa potrà restare? Invece di una democrazia parlamentare, con le sue procedure di confronto e le inevitabili mediazioni di ragioni contrapposte, si prospetta una democrazia populista, inevitabilmente influenzata da grandi campagne mediatiche che fanno appello non alla razionalità e alla responsabilità, ma a mozioni istintive a impulsi emotivi che ridurranno il consenso del popolo sovrano ad un mero applauso al Sovrano del popolo”. Ci pare che queste parole costituiscano la fotografia della situazione attuale de nostro paese.
Il conflitto è ormai tra una vera democrazia che indirizza i suoi sforzi ad una educazione ed una elevazione morale e sociale dei cittadini e i miti antidemocratici, cioè i miti della prepotenza, della arrogante occupazione del potere, della conservazione di esso ad ogni costo e conseguentemente della evidente prevalenza degli interessi privati sull’interesse pubblico della Nazione.
Circolo di Cavarzano -Oltrardo del partito democratico

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