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martedì, Giugno 15, 2021
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Strappo di Palazzo rosso: ancora incerta la situazione, la riunione di venerdì scorso con il coordinatore regionale del PdL Veneto Alberto Giorgetti e il vice Marino Zorzato per ora non ha fatto rientrare i “dissidenti”

Il coordinatore regionale del PdL Veneto Alberto Giorgetti e il vice coordinatore Marino Zorzato, non hanno potuto fare altro che prendere atto delle osservazioni e dei rilievi mossi dai sette consiglieri ex Forza Italia (Domenica Piol, Francesco La Grua, Mario Visone, Orazio Da Rold, Antonio Marrone, Michele Palumbo e Antonio Uneddu) che il 30 settembre scorso hanno votato no al bilancio. La crisi della giunta Prade, dunque, è ancora aperta e tutto può succedere prima del 30 settembre, data entro la quale dovrà essere convocato nuovamente il consiglio comunale di Belluno per l’ultimo appello di voto al bilancio. A Prade mancano tre voti favorevoli e se non riuscirà a trovarli il bilancio non verrà approvato. E quindi si aprirebbe la strada per il commissariamento del Comune, con l’avvio di nuove elezione che verrebbero accorpate alle regionali 2010. In tal caso, il commissario prefettizio avrebbe solo il compito di garantire l’ordinaria amministrazione, ma anche quello di far approvare il bilancio (che non è poco). Perché a creare questa situazione è stato proprio lo sforamento di bilancio di 1 milione e 600 mila euro che non ha fatto rispettare il Patto di stabilità. Con la conseguenza che per il 2010 il Comune non potrà accendere nuovi mutui per appaltare grandi opere. E quindi i grandi progetti rimarranno fermi al palo (Fio 2) e verranno eseguiti solo quei lavori già interamente finanziati (Col Cavalier). Ma cosa è successo a quella riunione di venerdì scorso con i vertici regionali del Pdl? Pare che i sette consiglieri “dissidenti” (o “virtuosi”?) abbiano chiesto il rispetto dei patti. Tradotto significa che se è vero come è vero che Prade per essere eletto sindaco ha avuto bisogno dei voti di una coalizione, poiché il Comune di Belluno non è la sua azienda privata, le decisioni debbono essere prese collegialmente. Questo, in sintesi e semplificando, il motivo della discordia. Un richiamo al rispetto delle regole del gioco, insomma. Quelle regole che pare Antonio Prade abbia infranto nelle decisioni che hanno portato, ad esempio, a liquidare l’assessore Denio Dal Pont, oppure a nominare suo portavoce ancora all’inizio del mandato Agostini, affiancato poi da Vescarelli. E quando l’opposizione chiese “ma quanti portavoce dobbiamo pagare al sindaco?” Prade rispose che Vescarelli non era a libro paga, salvo nominarlo due anni dopo consigliere della Ser.Sa. buttando fuori Maurizio Schenal. A Prade viene addebitata altresì la scelta di Ermanno Gaspari ai vertici della municipalizzata Bellunum e del segretario generale Riccardo Nobile (ma se Prade cade, ce lo dobbiamo tenere il “suo uomo”?). Insomma, in ogni coalizione c’è un programma da rispettare e qui c’è pure un bilancio che non va bene e un metodo di lavoro che non piace. A questo punto, per conservare la poltrona di sindaco, qualche passo indietro Prade lo dovrà pur fare.

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