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venerdì, Maggio 14, 2021
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Frattura a Palazzo rosso. Il tempo sta per scadere: o la testa di Prade o quella dei suoi uomini

Fra due giorni lo stato maggiore regionale del centrodestra, si riunirà per cercare di ricomporre lo strappo a Palazzo Rosso. Quello che nell’ultima riunione di Consiglio comunale del 30 settembre ha impedito l’approvazione del bilancio per il voto contrario dei sette consiglieri “dissidenti” ex Forza Italia ora Pdl Domenica Piol, Francesco La Grua, Mario Visone, Orazio Da Rold, Antonio Marrone, Michele Palumbo e Antonio Uneddu (neo consigliere subentrato a Fabio Da Re divenuto assessore al posto di Denio Dal Pont silurato da Prade). Ebbene, è evidente che ai vertici Pdl (e Lega) non interessano le beghe da frati della periferia, l’importante è che l’alleanza di centrodestra mantenga in vita la giunta e il sindaco fino a scadenza naturale del mandato. E dunque chiederà in modo molto convincente ad Antonio Prade e ai sette dissidenti di trovare un accordo. Il tutto verrà condito e confezionato con belle parole e nobili principi e poi servito per il bene della città. Se Prade ha ambizioni politiche future (Regione, Parlamento, Europarlamento) deve fare un passo indietro e sacrificare qualche sua scelta che ha irritato la sua maggioranza fino a sfiduciarlo. Se rimarrà saldamente ancorato alle sulle sue posizioni i “magnifici sette” gli voteranno ancora contro. Così il bilancio non verrà approvato, si aprirà la crisi, con la conseguente nomina di un commissario prefettizio e l’anno prossimo si andrà al voto (insieme alle regionali). Ovvio che in tal caso Prade non avrà più il sostegno del Pdl per ricandidarsi. Ma cosa chiedono i sette dissidenti per far passare il bilancio del Comune e mantenere in sella Prade? Pare vogliano solo salvare la città, senza chiedere nessuna poltrona in cambio. Salvare la città significa sanare lo sforamento di 1,6 milioni di euro di bilancio. E come? Tagliando le spese superflue. Come ad esempio il Servizio comunicazione che Prade ha affidato a Vincenzo Agostini (29mila euro il primo anno, poi saliti a 39mila), portavoce non gradito al centrodestra perché Agostini era assessore nella precedente giunta di centrosinistra (sindaco De Col). E che dire di Salmaso, l’ex comandante dei Vigili urbani, altro uomo di Prade che costava un centinaio di euro l’anno. Saliamo ancora n po’. C’è un altro uomo di Prade che occupa una poltrona dorata che costa ai cittadini circa 184mila euro l’anno, è Riccardo Nobile il segretario generale del Comune. Un altro uomo di Prade è l’amministratore unico della Bellunum Ermanno Gaspari. Eppoi c’è la nomina a consigliere della SerSa di Domenico Vescarelli al posto di Maurizio Schenal. Infine il famoso siluramento dell’assessore Denio Dal Pont che era stato eletto consigliere comunale con quasi 400 preferenze dai bellunesi. E la presenza in giunta dell’Udc (Marco Da Rin Zanco) che centralmente è all’opposizione. Tutte “operazioni azzardate” di Prade che hanno fatto saltare gli equilibri politici interni. Compromesso significa a questo punto tagliare qualche testa, qualche nomina non concordata con la maggioranza di governo. E ridurre la spesa utilizzando professionalità interne alle strutture, per non sforare il patto di stabilità del bilancio comunale. Senza alcuna poltrona in cambio, giurano i dissidenti. Ma se nel dicembre del 2008 circolava il nome di Marrone alla Bellunum poi  bruciato da Gaspari. C’è ancora qualcosa che non quadra, oltre al bilancio.

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