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Consorzio Bim Piave, Giovanni Poiccoli: «La montagna bellunese è pronta per la sfida energetica»

«La montagna bellunese è pronta ad assumere un ruolo da protagonista nella sfida energetica che impegna i territori e le istituzioni a livelli diversi». Lo sostiene Giovanni Piccoli, presidente del Consorzio Bim Piave, uno dei partner del Progetto Alpenergy insieme alla Fondazione Politecnico di Milano e ad altri enti nazionali e internazionali. L’obiettivo è di mettere a punto un sistema di gestione che integri nelle reti elettriche l’insieme delle piccole unità della generazione distribuita. Il presupposto di partenza è semplice. La produzione di energia da fonti rinnovabili non è costante e regolare, ma varia a seconda dell’intensità del vento, dalla presenza del sole, dalla portata d’acqua dei torrenti. Anche il consumo segue andamenti irregolari, nel corso della giornata e delle stagioni. Come distribuire l’energia ai consumatori, sincronizzando la produzione e regolando l’erogazione in base alla domanda? «E’ proprio a questo che stiamo lavorando – spiega Giovanni Piccoli – con questo progetto con i paesi dell’area alpina. Vogliamo sviluppare un modello di rete intelligente da applicare a livello locale, in grado di accogliere in modo ottimale sulla rete di distribuzione gli apporti che vengono dal fotovoltaico, dal mini idroelettrico, degli impianti rinnovabili alimentati a biogas e biomasse. Si tratta di trovare un modello di gestione che renda autonome le singole porzioni di rete elettrica, in modo che ogni territorio possa bilanciare la distribuzione agli utenti sulla base dei consumi, ottimizzando così il contributo delle fonti rinnovabili». I partner stanno così costruendo un sistema informativo che possa raccogliere in tempo praticamente reale l’andamento sia della produzione, sia del consumo. Le punte di carico sono riconosciute dal software di gestione che interviene per il bilanciamento e fornisce indicazioni per l’autoregolazione dei consumi, promuovendo un utilizzo più razionale dell’energia. «L’applicazione di questo sistema di gestione – conclude Giovanni Piccoli – è più agevole in piccole realtà, come i paesi delle nostre montagne. E’ per questo che i partner del progetto hanno già individuato alcuni centri che potrebbero sperimentare questo nuovo modello. Zoppè di Cadore è uno di questi».

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