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L’addio a don Raffaele Buttol nella chiesa arcidiaconale di Agordo

Si sono celebrati questo pomeriggio (martedì 22) ad Agordo in una chiesa arcidiaconale gremita di sacerdoti e di fedeli le esequie di don Raffaele Rodolfo Buttol, familiarmente conosciuto come “don Nino”, morto sabato scorso a 91 anni. Durante la celebrazione, introdotta dalle parole dell’arcidiacono emerito, monsignor Lino Mottes, sono intervenuti per l’omelia il Vescovo, monsignor Giuseppe Andrich, che presiedeva la Santa Messa, e il Vicario generale, monsignor Luigi Del Favero, che poco prima della benedizione e del congedo ha descritto i tratti salienti della vita di don Raffaele. “Una vita che ha incrociato i grandi eventi della storia – ha detto il Vicario, riferendosi alla prigionia in campo di concentramento subita da don Buttol tra il 1944 e il 1945, quando, cappellano a Vodo, fu catturato dai nazisti per favoreggiamento nei confronti della Resistenza cadorina – ma che si è svolta nella semplicità e nella normalità del ministero”, svoltosi per buona parte e fino alla fine della sua vita ad Agordo, dove don Buttol era nato il 9 maggio 1918, ma anche in altre parrocchie della diocesi (Sedico, Castion, Mas-Peron e, per 25 anni, Gosaldo, dove visse con il suo popolo i giorni drammatici del novembre 1966).  Monsignor Andrich ha commentato il brano evangelico letto nella Liturgia della Parola, ovvero l’introduzione al Discorso della Montagna con le otto Beatitudini, e ha unito nel ricordo don Buttol e il vescovo fra Girolamo Bartolomeo Bortignon, allora amministratore apostolico di Belluno e di Feltre, l’unico tra i Vescovi ad entrare nel campo di concentramento di Bolzano, poco prima della sua definitiva chiusura per la Liberazione (era il 5 aprile 1945), per portare conforto ai prigionieri, tra cui il suo sacerdote don Raffaele. “Don Raffaele, come gli altri prigionieri, non dimenticò mai quei momenti. Scrisse della familiarità e della preghiera condivisa con gli altri prigionieri, non dimenticò mai il Natale 1944, vissuto lontano dalla sua parrocchia, privato della libertà, ma del quale diceva: Non ho mai vissuto in vita un Natale così pieno di significato”. “Ora egli conosce il vero natale, la vera nascita di ogni credente: la nascita al cielo, in cui vive la gioia di chi ha professato le Beatitudini”. Dopo la comunione un ex-combattente in uniforme ha letto la preghiera del combattente ed ha deposto il Tricolore sulla bara di don Buttol, accanto alla stola violacea che decora la bara di ogni sacerdote. La salma è stata portata nel cimitero di Agordo, accompagnata da un corteo guidato dal vicario parrocchiale don Fabiano Del Favero.

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