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giovedì, Marzo 23, 2023
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Per gli Speciali di Bellunopress, pubblichiamo un primo servizio dal Kosovo

L’articolo è di Federica Fant, che nel maggio scorso ha trascorso un periodo al seguito del contingente italiano inserito Multinational task force West (Mntf-W), Brigata multinazionale organicamente inserita nella Kosovo Force (Kfor), la forza armata multinazionale in Kosovo. 

Quattro ragazzi e una radio multietnica

Una radio multietnica in Kosovo pensata, gestita e realizzata dalla Caritas veneziana. Un’idea che coincide con il decennale di Radio West, la prima radio del Kosovo gestita dal contingente italiano (pensata per infondere la cultura dell’amicizia tra le due etnie “nemiche”) a poche settimane dalla fine del conflitto del 1999. Sulla scia di Radio West quattro ragazzi della Caritas veneziana, che hanno svolto il servizio civile nel quartiere del «7 settembre» a Peja, hanno incontrato, martedì 26 maggio scorso, il maggiore Angelo Vesto, in veste di addetto stampa del contingente italiano in Kosovo, e il direttore dell’emittente, il maresciallo Antonio D’Ambra per parlare della loro proposta. Irene Scinto, Giulia Re, Luca Bonilauri e Alessandro Cadorin hanno lauree che in Kosovo possono usare per risollevare le sorti di molti giovani. Psicologia sociale e cooperazione dello sviluppo, infatti, li hanno stimolati già per un progetto che hanno attuato dal 5 novembre 2008, data del loro arrivo a Peja. «Siamo arrivati qui – spiega Alessandro Cadorin di Vittorio Veneto – per contribuire a sviluppare un progetto che favoriva il rientro per le famiglie serbe a Peja, poi ci siamo però dedicati a diffondere il sentimento della tutela ambientale promuovendolo nelle scuole elementari che superiori, e nelle istituzioni incontrando i capovillaggio», cioè i sindaci delle municipalità locali. La Caritas ha dedicato 5000 euro per il progetto. Ma la Caritas veneziana ha istituito, sempre in Kosovo, anche un Centro giovanile che, tra bambini e ragazzi, soddisfa le esigenze di un migliaio di ragazzi kosovari. Dopo la guerra, infatti, la “terra dei corvi”,com’è chiamato quel fazzoletto di terra tra il Montenegro, Serbia, Macedonia e Albania, ha il 47% della popolazione che è al di sotto dei 30 anni. É la nazione più giovane d’Europa. «Dopo aver conosciuto la storia di Radio West ed essere andati a visitare le altre radio del posto – racconta Alessandro Cadorin – abbiamo pensato che sarebbe stato bello lasciare una emittente che potesse essere lasciata da gestire ai giovani che abbiamo incontrato qui. Una radio che sia in grado di mandare messaggi di pace ai rom e agli egiziani, ai serbi e agli albanesi, indistintamente. Questo quartiere dove abitiamo a Peja/Pec, che si chiama «7 settembre» in ricordo di un giorno particolarmente importante per la guerra del 1999, è abbastanza degradato e ha bisogno di una bella lucidata». Alcune apparecchiature le hanno già, ma vecchie. L’appello alle radio venete e italiane è quello di contattare i ragazzi all’e-mail pejoti.caritasve@gmail.com se per caso qualche radio avesse apparecchi dimessi in Italia, ma che andrebbero magari bene in Kosovo. L’incontro con l’esercito nelle persone soprattutto del maggiore Angelo Vesto e del maresciallo Antonio D’Ambra ha dato i suoi frutti. Il direttore di Radio West, infatti, ha dato la sua disponibilità nell’accompagnare i ragazzi nel processo di avvio dell’emittente, invitandoli alla base di Villaggio Italia di Belo Polje a Peja/Pec. Il maggiore Vesto ha assicurato l’impegno di Radio West nel fare un corso di qualche giorno per dare un’infarinatura generale pratica ai ragazzi della Caritas.
Federica Fant

 Scheda delle attività della Caritas Veneziana in Kosovo

Nel 2001, a due anni dalla fine della guerra, sempre la Caritas veneziana eresse un asilo multietnico, tuttora funzionante, e nel 2003 una palestra per i ragazzi. Ogni anno «l’impegno economico per il Kosovo – racconta il responsabile, il kosovaro Engelbert Zefaj – consiste in 20 mila euro per il centro giovanile, (per coprire le spese logistiche), 25-30 mila euro per le strutture fisse e ulteriori 10 mila per l’asilo comunale, che è gestito dalle suore di San Vincenzo e dalle sorelle di madre Teresa di Calcutta». L’impegno della Caritas si avvale di oltre un’ottantina di ragazzi volontari di età compresa tra i 14 e i 24 anni, che, con i quattro ragazzi del servizio civile riescono a far passare per il Centro giovanile oltre un migliaio di ragazzi kosovari delle più disparate etnie. I «ciao» e i «buongiorno italiani» non sono destinati solo alle forze di KFOR (Kosovo Force), ma anche a tutte quelle associazioni che sono impegnate da quasi dieci anni in una terra che sta cercando di costruirsi un futuro e di dimenticare gli odi dei 77 giorni di guerra. Nel 2006 anche il patriarca Angelo Scola andò in visita in Kosovo, lasciando un ottimo ricordo. «Ricordo che mi chiese della storia del Patriarcato di Pec – racconta Madame Dubrilla, la Cicerone del patriarcato, in un ottimo italiano – . Era curioso e voleva sapere tutto. Fu interessante dialogare con il patriarca Scola». L’impegno continua con la speranza rilasciare un Paese che sia in grado di farcela da solo il prima possibile. (Fe. Fa.)

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