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Magistrati, vil casta dannata, a Cortina InConTra”. Da settembre misure eccezionali in campo per smaltire le cause in arretrato

Cortina d’Ampezzo, 16 agosto 2009 – Un PalaInfiniti gremito e attento ha fatto da cornice all’incontro “Magistrati, vil casta dannata” condotto da Alberto Faustini, direttore de La Nuova Ferrara. Poco impegno, tanto guadagno, carriera facile, pensioni d’oro: piovono accuse sui 9.116 uomini che controllano l’Italia. E’ vero? A parlarne c’erano Maria Elisabetta Alberti Casellati, sottosegretario Giustizia, Stefano Livadiotti, giornalista L’Espresso, autore de “Magistrati. L’ultracasta” (Bompiani), Carlo Nordio, magistrato, Gaetano Pecorella, avvocato penalista, parlamentare Pdl, presidente Commissione Bicamerale attività illecite ciclo rifiuti. “Vostro Onore” lavora 1.560 ore l’anno, pari a 4,2 ore al giorno, ma quando arriva al vertice della carriera guadagna quasi il quintuplo degli italiani normali. E’ un fannullone? E ancora: gli esami per le promozioni li supera il 99,6% dei candidati. E’ un privilegiato? Per la prima volta un libro snocciola, cifra per cifra, quella che pare essere una scomoda verità: gli scandalosi meccanismi di carriera, gli stipendi fino all’ultimo centesimo, i ricchi incarichi extragiudiziari, la super-previdenza, la scala mobile su misura, gli orari di lavoro, l’incredibile monte-ferie, i benefit dei consiglieri del Csm. L’autore del libro, che l’anno scorso aveva fustigato i sindacalisti, un magistrato spesso controcorrente, un avvocato di lungo corso e il sottosegretario Casellati. Ha esordito il sottosegretario Casellati, osservando come un paese normale abbia diritto a una giustizia normale. “Da settembre studieremo delle misure eccezionali per smaltire le cause in arretrato, che sono oltre 5 milioni, perché altrimenti la riforma del processo civile é inutile. La riforma del processo civile é un primo passo verso la normalizzazione. Vogliamo che ci sia una giustizia normale, che una causa non duri 8 o 10 anni ma 2 o 3. La giustizia deve tornare a essere un servizio. Un paese non potrà mai essere normale se non c’e’ una giustizia normale. La giustizia lenta danneggia le imprese, che possono vivere o morire a seconda dei tempi di riscossione di un credito. L’inefficienza della giustizia e’ una tassa di 370 euro l’anno su ogni impresa”. Pecorella ha richiamato l’attenzione sulla debolezza della politica. “La responsabilità maggiore del malfunzionamento della giustizia non é dei magistrati ma della politica. I magistrati sono sottratti a qualunque tipo di controllo disciplinare. È un sistema indisciplinato perché noi non siamo intervenuti con efficacia e se questo è accaduto è colpa della politica. La magistratura è una corporazione”, ha poi proseguito, “e non vuole la divisione fra pm e giudici perché l’unione é la sua forza. E questo é un problema che deve affrontare la politica. In un processo basato sulla parità delle parti”, ha concluso, “è una presa in giro non separare le carriere. È la sinistra che ha sempre bloccato questa riforma”. Qualche particolare in più lo fornisce Stefano Livadiotti che a pag.55 del suo libro “Magistrati l’ultracasta” riporta quanto ha detto il presidente dell’Unione camere penali Oreste Dominioni: “I magistrati nelle istituzioni determinano scelte politiche, fanno le leggi e, di fatto, la politica giudiziaria è nelle loro mani”. A sostegno di questa tesi riferisce l’imbarazzante episodio denunciato dagli avvocati penalisti avvenuto il 27 giugno 2006, davanti alla Commissione giustizia di Palazzo Madama riunita per ascoltare il programma del neo ministro Clemente Mastella. Il lancio dell’agenzia Ansa dice:  “Quando il guardasigilli comincia a parlare i funzionari distribuiscono ai parlamentari la relazione di quasi 50 pagine. I senatori la scorrono, ma non fanno in tempo a leggere neanche le prime righe, ché gli stessi funzionari tornano a riprendersela. Alcuni si risentono e chiedono spiegazioni. Poi il mistero si svela: forse è perché nell’ultima pagina ci sono scritti i nomi di chi ha redatto il testo, tra questi l’ex presidente del Tribunale di Roma e ora sottosegretario alla Giustizia Luigi Scotti. Il ministro, insomma, stava semplicemente leggendo il programma messo a punto dal sottosegretario-magistrato e anche suo successore.

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