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Valle Imperina: le misteriose miniere dei Dogi in un documentario

da sx De Zordo e Martino
da sx De Zordo e Martino

“Dentro le miniere di Valle Imperina”, sabato 25 luglio, ad Agordo, è uno degli eventi previsti per la XII edizione del premio “Pelmo d’oro”. Alle 9.30, presso la sala “Tamis” ci sarà la presentazione del documentario, che sarà proiettato, alle 15, all’interno dei forni fusori, nel cuore dell’antico villaggio minerario. “Si tratta di un’occasione straordinaria – ha dichiarato il Direttore del Parco, Nino Martino – per vedere cosa nasconde il sottosuolo di Valle Imperina, nell’attesa di trovare i fondi necessari per il recupero strutturale delle gallerie, che consentirà di renderle fruibili al pubblico, almeno parzialmente”. “La realizzazione di questo documentario – ha dichiarato il Presidente del Parco, Guido De Zordo – è stata possibile grazie all’impegno e alla passione del gruppo ARCA e degli speleologi del CAI di Feltre, che desidero ringraziare pubblicamente. Si tratta di un esempio di costruttiva collaborazione tra un ente pubblico e l’associazionismo locale, risorsa insostituibile per la valorizzazione dei nostri territori. Con questo spirito stiamo lavorando alla costituzione di una Fondazione per Valle Imperina, che metta in rete la Regione del Veneto, la provincia di Belluno, la Comunità Montana Agordina, i Comuni di Rivamonte, La Valle e Agordo, l’Ente Parco e l’associazionismo culturale e professionale legato al mondo delle miniere”. Le miniere di Valle Imperina, a Rivamonte Agordino, hanno una storia lunga oltre mezzo millennio. Fornirono per secoli alla Serenissima Repubblica di Venezia il rame necessario alla zecca e all’arsenale. Chiuse nel 1962, furono completamente devastate dall’alluvione del 1966. Da 10 anni il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, con la collaborazione del Comune di Rivamonte (proprietario del sito), della Comunità Montana Agordina, della Regione del Veneto e dell’Unione Europea, ha avviato il recupero dell’ex villaggio minerario. Oggi sono a disposizione dei visitatori un ostello con ristorante e un centro visitatori (ospitato nella vecchia centralina idroelettrica che alimentava le miniere). Sono inoltre visitabili gli antichi forni fusori, straordinario esempio di archeologia industriale, e gli accessi alle vecchie gallerie. La devastazione causata nel sottosuolo dall’alluvione impedisce, al momento, la visita delle strutture sotterranee. Pozzi e gallerie sono però accessibili con tecniche speleologiche. Per consentire a tutti di scoprire cosa si cela nel sottosuolo di Valle Imperina il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, in collaborazione con il Gruppo Archeologico Agordino ARCA e il gruppo speleologico CAI Feltre, ha realizzato un documentario sulle strutture sotterranee delle miniere. Gli speleologi del CAI di Feltre si sono calati lungo i pozzi, si sono intrufolati nelle gallerie crollate o invase dai detriti, e hanno così potuto riprendere dall’interno la ragnatela di condotti un tempo utilizzati per estrarre la pirite cuprifera dal sottosuolo. A causa del lunghissimo periodo di attività della miniera gli speleologi hanno potuto percorrere gallerie che risalgono al 1500 e altre scavate il secolo scorso. Anche i pozzi hanno età diverse e questo si riflette, ovviamente, nelle tecniche costruttive. Il viaggio nelle viscere della terra è diventato così anche un viaggio nel tempo, alla scoperta della evoluzione del tecniche di scavo e di sostegno delle gallerie.

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