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venerdì, Dicembre 4, 2020
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Reolon cade, si rialza, e riparte con tanta voglia di guardare avanti

Maria Teresa De Bortoli, Sergio Reolon, Gloria Pianezze
Maria Teresa De Bortoli, Sergio Reolon, Gloria Pianezze

 

«Quando Bottacin non si presenta a Siviglia per ricevere il prestigioso riconoscimento dell’Unesco, lui abdica! Consegna la gestione della Provincia alla Regione. Ma com’è possibile che a decidere gli uomini della giunta si vada prima a Venezia e poi a Roma?» E’ quanto ha detto Sergio Reolon sabato pomeriggio al ristorante Da Piol di Limana, dove si è svolto un incontro con tutte le forze della sinistra, riunite per dare il via ad una stagione nuova, un progetto comune su cui lavorare che coinvolga anche chi non si è mai occupato attivamente di politica. «Si porta in giunta un capo del comitato referendario – prosegue Reolon – è inaudito! Così si avvalla l’idea che questa provincia debba perdere i pezzi. La vicenda delle scuole Gabelli, con Bottacin che ritira la disponibilità della Provincia, è un’altra dimostrazione che questa giunta non intende assumersi delle responsabilità. E che dire della delega ai trasporti? Affidarla a un dipendente della società di trasporto pubblico… D’accordo che il conflitto d’interessi in Italia con il presidente del Consiglio che abbiamo… ». Sedute a fianco di Reolon c’erano anche il sindaco di Alleghe Gloria Pianezze e il sindaco di Pedavena Maria Teresa De Bortoli. All’amarezza per aver perso le elezioni Reolon aggiunge la preoccupazione che tutto ciò che è stato costruito insieme dal centrosinistra ora vada perduto. Ed è  appunto questo lo stimolo per riunire tutti quelli che con lui hanno dato vita a un progetto politico per la Provincia di Belluno. L’occasione diventa anche motivo per analizzare le cause di questa debacle della sinistra. Che Reolon identifica essenzialmente nel clima avverso in cui la coalizione in Provincia di Belluno ha dovuto lottare. Un forte vento contrario, dunque, e la sopraggiunta stanchezza nella gente, causata dalla sfiducia e dalla percezione della crisi economica. Si è  determinato quindi un clima di rinuncia nella gente, soprattutto nel Cadore, che nell’urna ha preferito affidarsi a chi già governa Roma e Venezia, sperando che possa fare qualcosa per la Provincia. Non è stato detto, ma forse l’industria dell’occhiale del Cadore vuole sentir parlare del rilancio del settore, non già di montagna, turismo, Dolomiti patrimonio dell’Umanità. A livello nazionale, inoltre, mancava una proposta politica della sinistra su cui fare presa, ha sottolineato Reolon. Che tuttavia, tranquillizza la platea che ha riempito il salone sottostante il ristorante, dicendo: «Non mi ha mai sfiorato il pensiero di costituire un altro soggetto politico. Ho lavorato con la mia squadra di assessori per questo territorio e non ho alcuna intenzione di costituire qualcosa di diverso. Perché non si abbatte la prepotenza di questa politica nazionale dove la tecnologia viene usata come manifestazione di onnipotenza, se non si propone un’ipotesi nuova. Una speranza nel futuro che sia capace di suscitare emozioni e passioni. Che sappia, insomma, far rivivere la democrazia, diventata oramai una scatola vuota».

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