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Umberto Bossi a Belluno investe ufficialmente Bottacin: “Se vinci mi paghi un caffè in piazza dei Martiri”

Umberto Bossi
Umberto Bossi

Rondò veneziani e bellezze padane in camicia verde hanno accolto Umberto Bossi e tutto il quartier generale della Lega Nord, riuniti ieri sera alla Spes Arena di Belluno per lanciare la candidatura di Gianpaolo Bottacin alla presidenza della Provincia. “La gente va aiutata a casa loro…”, comincia così il discorso di Bossi, apparso un po’ rauco e affaticato, ma ancora in grado di scatenare i circa 300 leghisti presenti e far agitare le bandiere padane sugli spalti del palazzettto. Parare le accuse di razzismo e promuovere il decreto sicurezza è la prima preoccupazione del “Carroccio”: “Maroni fa le leggi e poi le applica, questo è un ministro. La sinistra invece sta coi clandestini”. Il pallino di “liberare i popoli padani” persiste nonostante la Lega sia al Governo con Berlusconi, poi un amarcord: “Mi ricordo quando è nata la Lega e son venuto da Varese a Belluno…lo spirito è uguale…tanti sono diventati come noi…qui la vita è più cara ma ora abbiamo il federalismo”. A dar manforte a Bossi ci pensa Rosy Mauro, la sindacalista che salta sui tavoli delle trattative reclamando il sindacato padano e vuole gettare a mare Cgil, Cisl e Uil: “Prima a noi lavoro e casa, poi se avanza anche agli altri”. Urla così forte Rosy Mauro che fa quasi voglia di rimanere disoccupati. Bossi solleva il problema dell’identità lombardo-veneta: “Roma e L’Europa vogliono snaturare i nostri popoli, mandiamo i nostri giovani a combattere al parlamento europeo”. Quasi ovvio, a Roma infatti la Lega Nord c’è già, e sembra a suo agio. Insomma l’idea che la Lega giochi su due tavoli, quello della propaganda e quello della trattativa (non sempre vincente), sembra non turbare nessuno. Ci pensa il ministro dell’agricoltura, Luca Zaia, a portare un po’ di concretezza e qualche credenziale. Solleva speranze negli agricoltori bellunesi, meno nei produttori di latte, ma sulla questione delle “quote” si difende bene anche senza contraddittorio: “Non le facciamo pagare ai nostri produttori”, poi si allarga: “Vogliamo dare i soldi agli agricoltori non ai sindacati”. Si è sporcato le scarpe di terra quest’anno Luca Zaia, ama dire, e rivendica i successi contro le frodi cinesi (fertilizzanti, latte, pesce) ottenuti, spiega ancora lui, spostando la pressione delle forze dell’ordine “dalla vigna del vecchio contadino alla strada”. Applausi e cori “Luca… Luca”. Nel preludio d’attesa il senatore Gianvittore Vaccari e il deputato Franco Gidoni si sono alternati al “tiro al Reolon” (nel senso dell’attuale presidente della Provincia), “comunista” ed editore di libri a scopo elettorale col marchio della Provincia, quindi “sperperatore di denaro pubblico”. Peccato non ci sia stato il tempo per due parole su un eventuale programma elettorale, ma gli ospiti sul palco erano davvero molti. E Bottacin? Prima di lui, che ha concluso la kermesse leghista con un abbraccio a Bossi (dovrà pagargli un caffè in piazza dei Martiri se vince), poche frasi e un sincero sorriso, si è esibito Gianpaolo Gobbo (segretario nazionale del partito), che alzando il braccio al candidato leghista a Palazzo Piloni ha gridato a tutto il parterre: “E’ questo il sindaco che vogliamo!”. Sipario.

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