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Prade vassallo del principe Galan»: Reolon alla presentazione dell’instant book “Io, la politica e le mie Dolomiti” curato dal sociologo Francesco Pira

E’ stato presentato sabato 16 a Feltre e nel pomeriggio a Belluno l’instant book dal titolo “Io, la politica e le mie Dolomiti”. Un libricino che raccoglie la conversazione del presidente Reolon con Francesco Pira, sociologo della comunicazione, giornalista e saggista e docente di comunicazione all’Università di Udine. Una trentina di pagine per consentire ai cittadini di conoscere meglio il presidente Reolon, sapere ciò che ha fatto in questi cinque anni e sapere ciò che intende fare nei prossimi cinque, in caso di rielezione. Sollecitati dal moderatore Maurizio Busatta e dalle domande del pubblico, il sociologo e il presidente hanno tracciato il quadro generale di questa campagna elettorale. Reolon ha scandito le ragioni della montagna sulla pianura «C’è chi ritiene che questa Provincia sia una periferia dove i vassalli governano rendendo omaggio al principe» ha detto riferendosi al sindaco di Belluno Prade e al presidente della Regione Galan. «La Lega – ha aggiunto  Reolon – non è un partito territoriale, ma un movimento al servizio dell’interesse immediato. Se, ad esempio, i cittadini di Sedico vogliono l’inceneritore, la Lega si schiera al loro fianco… Siamo di fronte a candidati che non presentano nemmeno il loro programma, perché dicono che a questo ci penseranno poi gli assessori!» E’ ritornata a galla ancora la questione delle interferenze del centrodestra sulla candidatura delle Dolomiti a patrimonio dell’umanità. Episodio grottesco, l’ha definito il sociologo Pira. «Le Dolomiti non c’entrano nulla – ha detto Reolon – lo fanno solo per la rabbia di vedere i loro sudditi della montagna che stanno per sfuggire al loro controllo». Prade, vassallo di Galan, si oppone a questo importante riconoscimento dell’Unesco. «Stiamo perdendo credibilità! Non c’è un minimo di strategia in queste prese di posizione» ha detto ancora il presidente Reolon. Il professor Pira ha trattato temi nazionali e internazionali. Dei sondaggi nati con Berlusconi, le strategie di comunicazione, ed ha parlato del peso dei social network, come Facebook e YouTube. Dei «candidati telecomandati, che ritengono di avere il favore dei sondaggi». E della battuta sul quotidiano inglese Times ai giornalisti italiani, che non fanno più domande al premier Berlusconi, ma lo lasciano libero di fare dei monologhi.

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