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“Il Governo prende in giro gli italiani sulle misure anticrisi” di Valerio Tabacchi, coordinatore provinciale del Pd

In una recente intervista il ministro dell’economia Giulio Tremonti ha esaltato lo sforzo messo in campo dal governo italiano per contrastare la crisi economica, affermando che “sommando le cifre, quelle messe a disposizione dal governo italiano sono maggiori rispetto a quelle degli altri Paesi europei”.  L’enfasi sull’entità delle misure anti-crisi sta diventando un ritornello ossessivo anche nelle esternazioni del premier ed è parte di una precisa strategia comunicativa. Da una parte si minimizza la gravità della crisi economica, dall’altra si magnificano le decisioni di politica economica del governo italiano. Ma quali sono i dati reali? Dall’insediamento ad oggi, la politica economica dell’esecutivo Berlusconi si è sviluppata attraverso cinque provvedimenti adottati tra il 2008 e i primi mesi del 2009: il decreto legge 93/2008 (abolizione Ici prima casa e detassazione straordinari); il decreto legge 112/2008 (la cosiddetta “manovra finanziaria estiva”); la legge finanziaria 2009; il decreto legge 185/2008 (pacchetto anti-crisi) ed il decreto legge 5/2009 (incentivi auto in corso di conversione). Stando alle relazioni tecniche del governo e ai dati della Ragioneria Generale dello Stato la sommatoria delle risorse lorde impiegate da questi provvedimenti ammonta a 18,1 miliardi nel 2009, l’1,2% del Pil. Al di là della retorica sulle grandi opere dunque, nel 2009 le spese per investimenti pubblici verranno tagliate. Restringendo poi l’analisi ai soli provvedimenti finalizzati al sostegno dell’economia la sommatoria delle risorse stanziate dal governo è pari a 7,4 miliardi nel 2009, ovvero lo 0,5% del Pil. Questi numeri dimostrano come il Governo stia mentendo agli italiani. La crisi c’è e colpisce duro, il Governo se ne disinteressa e anzi fa pagare più tasse agli italiani. Gli interventi di stimolo adottati dall’Italia infatti, non solo hanno sulla crisi un impatto pari a zero, ma determinano anche un aumento del prelievo fiscale pari a 300 milioni di euro. Ben altra cosa succede all’estero, dove gli interventi fiscali producono tagli che sfiorano i 36 miliardi in Germania, i 17 in Francia e i 12 in Spagna.

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