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La replica di Reolon: Irresponsabile fermare il Piano

Belluno, 5 febbraio 2009 _ Ritirare o ritardare l’adozione del Piano sarebbe un atto di gravissima irresponsabilità politica. Vorrebbe dire bloccare a tempo indeterminato lo sviluppo del territorio. La lettera divulgata oggi alla stampa dal Comune di Belluno evidenzia la bontà del percorso fatto dalla Provincia per l’elaborazione del Ptcp, sia nel merito sia nel metodo. C’è una stridente contraddizione tra il lavoro fatto dall’assessore Gamba, dagli uffici comunali, dalla commissione consiliare e quindi dal Consiglio in stretto raccordo con la Provincia e il ricorso al Tar firmato dal sindaco. Una contraddizione esaltata dall’ordine del giorno approvato dal consiglio comunale con il quale i rappresentanti di tutti i cittadini chiedono il ritiro del ricorso. Nel merito della nota vi è una chiara ammissione da parte del sindaco di “aver di fatto delegato uno degli strumenti importanti per il governo del nostro territorio, la pianificazione, ad un giudice amministrativo”. L’amministrazione provinciale, per contro, ha assunto la responsabilità di costruire attraverso lo strumento del Piano il modello di sviluppo voluto e concertato con una pluralità di attori, le istituzioni, la società civile e il territorio bellunese. Fin dal 2006 anche attraverso oltre 200 incontri e la predisposizione da parte degli uffici della Provincia di uno spazio dedicato proprio al confronto, la costruzione del Piano è sempre stata aperta ad accogliere i contributi di tutti e il Comune di Belluno è stato uno degli esempi più significativi. Tutt’oggi il percorso democratico previsto consente, con le osservazioni e la discussione consiliare, di dare risposte concrete ai dubbi, ai contributi e alle sottolineature avanzate. Il significativo apporto delle osservazioni pervenute permetterà certamente di superare i fraintendimenti e di migliorare nel suo complesso il Piano. Mai come in questo momento di crisi economica e sociale c’è bisogno di strumenti, come il Piano strategico e il Ptcp, che supportino un nuovo modello di sviluppo del nostro territorio. Le prese di posizione ormai quotidiane, gli interventi delle associazioni e dei soggetti che, con diversi ruoli, rappresentano tutti gli interessi e nel complesso il bene comune, sono il riconoscimento della bontà del lavoro svolto, nel metodo e nel merito ed esprimono la volontà di migliorarlo continuamente come della natura di questo strumento di pianificazione rivedibile annualmente per legge. Sarebbe invece fortemente irresponsabile bloccare il processo di sviluppo e di riflessione collettiva avviati, anche alla luce della quantità dei consigli comunali (40 su 69) per i quali è previsto il rinnovo a giugno. Di fatto significherebbe bloccare il territorio e ripartire da zero.

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