Wednesday, 16 April 2014 - 18:03

seconda pagina

La rana che non sapeva d’esser cotta

Olivier Clerc è uno scrittore e filosofo, autore tra l’altro del libro dal titolo “La tigre e il ragno” dove spiega due facce della violenza, quella diretta della tigre e quella subdola del ragno. Fuor di metafora, uccidere con una pistola o distruggere moralmente. Clerc ha scritto anche una formidabile storiella sempre utilizzando l’efficace metafora degli animali, che pur senza fare alcun preciso riferimento all’attuale società occidentale, o se preferite alle condizioni dell’informazione in Italia, non può che far riflettere. Ogni giorno sulle nostre tv scorrono immagini di Isole dei famosi, veline, alternate a episodi di sangue. E ancora soubrette che sembrano ministri e ministri che sembrano soubrette. Con spot pubblicitari davvero magnifici, luccicanti, in questo non ci batte nessuno, tanto da far ironizzare la stampa estera che ha scritto “peccato che una così bella pubblicità sia interrotta continuamente da programmi mediocri”. Insomma, viene iniettato una sorta di anestetico mediatico a dosi giornaliere che addormenta il telespettatore o il lettore, che oramai comincia a confondere realtà e finzione. Nella metafora di Clerc questo processo lento e progressivo, o “principio della rana lessata”, si realizza come segue. Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda dove nuota tranquillamente una rana. Arriva qualcuno che accende un bel fuoco sotto il pentolone e l’acqua comincia a riscaldarsi piano piano. L’acqua ora è appena tiepida, tant’è che la rana continua a nuotare ignara di quello che le sta accadendo. Anzi, percepisce una piacevole sensazione di benessere. L’acqua diventa calda. Più di quanto la rana desidererebbe per nuotare a suo agio, ma l’aumento di temperatura è talmente graduale che la rana sopporta e continua a nuotare. L’acqua ora è veramente calda e la rana prova una sensazione sgradevole di forte disagio. Ma oramai è troppo tardi, perché è indebolita. E non ha più la forza di uscire, quindi rimane lì senza fare più nulla. La temperatura sale ancora. L’acqua raggiunge la temperatura di ebollizione. La rana oramai è morta e bollita. Fine della storia. Se fosse stata immersa subito nell’acqua a 50 gradi la rana avrebbe immediatamente percepito il pericolo ed avrebbe reagito schizzando via immediatamente dal pentolone con un colpo di zampa. Questa storiella insegna, dunque, che quando il cambiamento si effettua in modo sufficientemente lento, sfugge alla coscienza e non suscita per la maggior parte del tempo nessuna reazione, nessuna opposizione, nessuna rivolta. Come nella Fattoria degli animali di Orwell, parodia dell’ascesa al potere del comunismo, dove i maiali un po’ alla volta si sostituiscono all’uomo nel dominio degli altri animali peggiorandone le condizioni di vita. «Se guardiamo ciò che succede nella nostra società da alcuni decenni – osserva allora Olivier Clerc – ci accorgiamo di essere vittime di una lenta deriva alla quale ci siamo abituati. Un sacco di cose che 20 o 30 o 40 anni fa ci avrebbero fatto orrore, a poco a poco sono diventate banali, edulcorate, e ci disturbano solo leggermente. O peggio, lasciano indifferenti gran parte delle persone. In nome del progresso e della scienza, passano inosservati i peggiori attentati alle libertà individuali, alla dignità della persona, all’integrità della natura, alla bellezza ed alla felicità di vivere -  dice Clerc – e tutto questo si realizza lentamente ed inesorabilmente con l’inconsapevole complicità delle vittime, ignoranti o sprovvedute. E così, i foschi presagi annunciati per il futuro, anziché suscitare delle reazioni e delle misure preventive, non fanno che preparare psicologicamente il popolo ad accettare le condizioni di vita decadenti, perfino drammatiche. Il permanente ingozzamento di informazioni da parte dei media satura i cervelli che non riescono più a discernere. E allora, se non siete come la rana, già mezzi cotti – conclude Clerc – date il colpo di zampa salutare, prima che sia troppo tardi».