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Progetto di Legge n. 486 “Prime disposizioni in materia di grandi derivazioni ad uso idroelettrico”. Le osservazioni di Italia Nostra

Durante l’audizione avvenuta lo scorso 7 maggio (in video conferenza) presso la Seconda Commissione Consiliare del Consiglio Regionale Veneto, l’associazione Italia Nostra ha sottolineato alcuni punti ritenuti fondamentali per una corretta impostazione legislativa, ed ha rivendicato il proprio diritto alla partecipazione attiva al procedimento sulla base delle sensibilità che le sono intrinseche rispetto all’attività di tutela e difesa del territorio e che trovano le loro radici nell’Art. 9 della nostra preziosa Costituzione.
Nello specifico, l’Associazione ha fatto presente che il progetto di legge Regionale n. 486 “Prime disposizioni in materia di grandi derivazioni ad uso idroelettrico” contiene solo alcune disposizioni generali in attuazione di “norme comuni per il mercato interno dell’energia elettrica”, e 6 articoli che riguardano principalmente aspetti economici, finanziari e di canoni di esercizio e di fornitura di energia.
Ma ci sono degli aspetti di cui salta all’occhio l’assenza: la specifica di cosa si intende per grandi, medie e piccole derivazioni, con i limiti di potenza e di prelievo idrico per ciascuna classe considerata; le modalità e le procedure per il rinnovo delle concessioni; le indicazioni dei livelli minimi di miglioramento e risanamento ambientale.
Ci saremmo aspettati di vedere un testo più articolato che comprendesse chiare ed inequivocabili indicazioni su tematiche connesse all’impatto e alla sostenibilità ambientale, che, stando a quanto disciplinato dalle leggi nazionali in materia di concessioni di grandi derivazioni idroelettriche, la Regione è tenuta a stabilire con apposita legge.
Invece, in nessuno dei 6 articoli del Progetto di Legge Regionale, ci sono indicazioni sulle disposizioni in materia ambientale quali ad esempio: la determinazione delle misure di compensazione per i danni ambientali eventualmente arrecati al territorio e la creazione di un fondo per la riqualificazione dei corsi d’acqua.
C’è bisogno di una legge fatta in modo accurato ed immediatamente applicabile che permetta di riassegnare le concessioni con procedure chiare, di garantire un uso rispettoso della risorsa e che, secondo quanto indicato dalla normativa nazionale, contenga tra le disposizioni:
obblighi e restrizioni ben definiti rispetto alla gestione;
tutti gli elementi di miglioramento e compensazione/indennizzo territoriale necessari;
norme relative all’efficientamento, alla sicurezza, al rispetto ambientale e alla manutenzione del territorio;
specifiche clausole sociali volte a promuovere la stabilità occupazionale del personale impiegato;
misure di monitoraggio e di controllo;
disposizioni di revoca della concessione e sanzioni adeguate in caso di mancato rispetto.
Secondo noi, l’Amministrazione Regionale dovrebbe incidere maggiormente e stabilire che, per i nuovi impianti e per il rinnovo delle vecchie concessioni, siano dettagliatamente previsti interventi di miglioramento ambientale, senza i quali la domanda di concessione/rinnovo potrebbe non essere accolta.
Per quanto riguarda la durata delle nuove concessioni, la norma nazionale indica tra 20 e 40 anni, permettendo di incrementare fino ad un massimo di 10 anni il termine massimo, in relazione alla complessità della proposta progettuale presentata e all’ammontare dell’investimento. A nostro avviso la durata massima della concessione è eccessiva e, per evitare quello che avviene per le concessioni stradali che con la scusa di qualche miglioramento dell’infrastruttura diventano “eterne”, riteniamo più tutelante per l’appaltatore limitare la durata delle concessioni a 20/30 anni.
Il nostro auspicio comunque è che non vengano date concessioni per la realizzazione di nuove derivazioni idroelettriche, ma soprattutto che il nostro contributo venga accolto per la stesura definitiva del testo della legge.

ITALIA NOSTRA – Consiglio Regionale del Veneto

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