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lunedì, 30 Marzo, 2020
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La salute dei poliziotti deve vincere sulla burocrazia. Mauro Armelao (FSP) scrive ai questori: “Chi sbaglierà o ha sbagliato deve pagare”

Mauro Armelao

“Non possiamo accettare in silenzio che poliziotti stiano lavorando essendo venuti a contatto con colleghi che, loro malgrado, sono venuti a contatto con persone risultate positive al Covid-19. Ci sembra assurdo tutto questo, non possiamo accettare come la burocrazia possa avere la meglio sul sacrosanto diritto alla salute”.

L’atto di accusa ai vertici della polizia è di Mauro Armelao, segretario generale regionale FSP Polizia di Stato del Veneto.

“Saranno anche le linee guida del Servizio Centrale di Sanità della Polizia di Stato o del servizio sanitario nazionale – prosegue il dirigente sindacale della polizia – , ma giudichiamo assurdo che un poliziotto possa continuare a lavorare essendo venuto a contatto con un collega che in famiglia ha vissuto con un proprio caro risultato positivo al Covid-19.

Risposta:

Se non presenti sintomi continua a lavorare, se presenti sintomi a casa per 14 giorni a partire dall’ultimo giorno con cui sei stato con quel collega che è ancora in attesa di tampone… ma se uno è il cosiddetto asintomatico? E’ ormai constatato che se hai vissuto fianco a fianco con una persona risultata positiva la probabilità che anche tu sia positivo è altissima, data l’aggressività di questo virus, magari positivo asintomatico ma pur sempre contagioso. Tutto questo però non basta per mettere in quarantena anche questi colleghi che hanno lavorato fino a pochi giorni fa con il collega convivente di un positivo al Covd-19.

E’ altamente improbabile che i colleghi entrati in contatto diretto con persone positive al virus non siano essi stessi portatori positivi asintomatici. Trasmissori inconsapevoli a livelli esponenziali nei confronti della loro famiglia, dei colleghi nel luogo di lavoro e dell’utenza che incontrano nei controlli di polizia. Sotto questo profilo mantenere in servizio questi colleghi fino all’esito del test del primo positivo nel personale in quarantena a causa di un familiare contagiato ci appare incongruente con le normative poste in essere per il contrasto al contagio.

E il datore di lavoro che fa?

Inverosimile il pensiero che si sfruttino queste tempistiche quarantena – esito tampone per non porre in congedo straordinario questo personale arrivando a sospendere l’attività di uffici della polizia di stato come è già accaduto in alcuni e pochi casi. Il pericolo è grave e immediato la responsabilità correlata e oggettiva da parte del datore di lavoro altrettanto grave ed evidente verso i colleghi e verso la cittadinanza.

E’ la burocrazia che intenderebbe prevalere sulla salute ma è la salute che deve vincere! Amico, collega, sindacalista, vicario, questore, dirigente, il CoronaVirus non bussa alla porta, entra direttamente dentro le nostre case e nei nostri Uffici. Non rendiamoci strumenti involontari di contagio. Il tempo passa, la gente muore…tic tac tic tac”.

 

Ecco la lettera inviata al questore di Venezia, Padova, Vicenza, Verona, Treviso, Belluno e Rovigo dal segretario generale regionale FSP Polizia di Stato del Veneto.

Oggetto: Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza
epidemiologica da COVID-19.

Gentilissimi Questori,
l’emergenza da cui siamo stati travolti e che ha indotto il Legislatore a “rincorrere”,
letteralmente, gli sviluppi di un’epidemia che, di ora in ora nelle ultime settimane, ha investito sempre più porzioni del territorio, fino a comprendere tutto il nostro Paese, ha interessato purtroppo, com’era prevedibile, anche la nostra realtà lavorativa, che ha pagato già in termini di vite umane.
Purtroppo, pur nella consapevolezza della drammatica pressione che le SS.LL. stanno
subendo, sento il dovere di rappresentarVi un’inquietante riflessione che sta serpeggiando tra il personale.
Siamo tutti a conoscenza, in modo ufficioso, indiretto ed a volte confuso, di colleghi ed
impiegati civili che sono stati costretti ad assentarsi dal lavoro: basta entrare nel Ps Personale e leggere sull’ordine di servizio giornaliero l’acronimo T.N.I. (temporaneamente non idoneo), oppure la dicitura “congedo straordinario”, che oggi come oggi non può non insinuarsi il terribile dubbio, che se non si trattasse di Covid-19, potrebbe comunque riferirsi ad uno stato febbrile predisponente o riguardante quella patologia.
In questo momento storico, Signori Questori, in cui è innegabile l’esistenza di uno “stato di
guerra”, qual è il confine che divide la tutela della riservatezza ed il diritto dei lavoratori di essere a conoscenza di un’assenza, per così dire, “sospetta” nell’ambito lavorativo!? Non vorremmo mai che l’Amministrazione sconfinasse nella violazione del diritto alla privacy, ma è indubbio che tutti gli operatori hanno il diritto di essere tutelati nei confronti di una condizione sanitaria all’interno del proprio luogo di lavoro che potrebbe presentare dei profili di rischio molto alto.
Per tutti gli operatori che sono stati collocati in isolamento domiciliare fiduciario, o
semplicemente in congedo straordinario, tenendo conto dei canonici 14 giorni d’incubazione,
l’Amministrazione dovrebbe verificare se nell’ambiente lavorativo in cui essi hanno lavorato,
qualche Operatore ha avuto modo di entrare potenzialmente in contatto con un ipotetico agente patogeno, e questo prima di avere la certezza di un eventuale contagio da Covid-19, perché se aspettassimo il risultato del test del tampone, potrebbe essere troppo tardi per arginare la reazione a catena che si scatenerebbe in caso positivo.
Concludendo, auspichiamo quindi, qualora non vi foste già attivati, che le SS.LL. percorrano
ogni strada possibile per convincere le Autorità Sanitarie ad effettuare a tutto il personale della Polizia di Stato e dell’Amministrazione Civile dell’Interno, dei tamponi Covid-19, i quali possono rappresentare un valido strumento anche e soprattutto per individuare le situazioni a rischio più subdole, come quelle rappresentate dai cosiddetti “asintomatici infettivi”.

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