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lunedì, 30 Marzo, 2020
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La figura di Lorenzo Da Ponte, librettista di Mozart, nelle pagine dello studioso vittoriese Giampaolo Zagonel

(s.r.) Lorenzo Da Ponte non fu, e non è, personaggio da passare inosservato, nel bene e nel male, fra detrattori e molti estimatori. Questo figlio di Ceneda, di nome Emanuel Conegliano, convertito al cattolicesimo, prete che ben poco onorò l’abito talare, celebre come librettista di Mozart, poi diffusore, tra le altre cose nella sua vita avventurosa, della lingua e civiltà italiana in America dove morì, a New York, nel 1838 quasi novantenne.

Giampaolo Zagonel, vittoriese, da decenni è studioso del poeta di Ceneda di cui ha già pubblicato nel corso di vari anni la biografia, la bibliografia, le poesie, le traduzioni poetiche. Nel 1995 ne aveva edito un epistolario di 190 lettere con il titolo “Lettere, epistole in versi, dedicatorie e lettere dei fratelli” come appendice al convegno dapontiano del 1989. Ora il bravissimo studioso, che nella vita ha alternato i negotia di amministratore delegato di aziende agli otia letterari, accresce gli studi sul celebre librettista con una megaedizione delle lettere di Da Ponte, per i tipi di De Bastiani. Si tratta di 241 missive inviate tra il 1763 e il 1838. Opera che a suo tempo fu sollecitata anche dal noto italianista Gianfranco Folena. Ne è uscito un tomo di quasi seicento pagine che lumeggiano ogni aspetto del carattere di questo singolare intellettuale, come lo chiameremmo oggi, protagonista di una vita burrascosa e avventurosa a cominciare dal primo scandalo di cui fu protagonista con una sua “accademia” nel seminario di Treviso dove era insegnante. Da quel giorno, si può dire, l’esistenza di Da Ponte non si è più fermata. Troppo ardente per fare il docile curato, troppo geniale per star fermo in un posto senza voler conoscere il resto del mondo, troppo audace e irriverente per sottomettersi all’autorità quale che fosse. Visse ogni aspetto dell’esistenza legato, almeno fino alla precocissima morte del musicista salisburghese, al genio di Mozart. Poi, dopo i trionfi di Vienna con i tre libretti, vagò talora squattrinato per l’Europa fino alla sistemazione finale in terra americana.
Frutto di questa esistenza frizzante e non sempre encomiabile una lunga serie di amicizie. Con il grande quasi contemporaneo Giacomo Casanova, a lui simile e forse superiore per genialità e voglia di esperienze, con l’erudito Bartolomeo Gamba, con Michele Colombo e Domenico Rossetti. E dall’amicizia sono nate le corrispondenze, oggi utilissime per conoscere il tempo della vita di Da Ponte, i suoi interlocutori e i non pochi ammiratori. Specialmente nell’ultimo tratto di esistenza quando seppe catturare consensi ed elogi in America per la passione con cui divulgava la cultura italiana.

Zagonel in una corposa e documentatissima introduzione espone la fortuna letteraria del librettista nel corso dell’Ottocento quando seppe catturare la stima di un canonico come il trevigiano Angelo Marchesan che ne stese la biografia pubblicata nel 1900, e poi dell’altro trevigiano, in quel momento storico esule in Piemonte, Jacopo Bernardi anche questo ecclesiastico. Non mancarono le polemiche fra chi voleva erigergli un monumento e chi lo avversava, come Jacopo Serravallo. La sua fama nell’Ottocento toccò la Francia, l’Inghilterra e la Germania. La bravura e acribia di Zagonel ha saputo rintracciare ogni più minuto segno lasciato nel tempo dall’illustre cenedese. Sono pagine illuminanti che tratteggiano la fama di cui godeva il personaggio.
Un volume che ricostruisce a tutto campo una figura vissuta tra ancien régime, ambiente rivoluzionario e clima democratico statunitense. Una giustificata lode al curatore di questa che, stavolta il termine non è accademico, è una vera fatica attraverso cataloghi polverosi, testate giornalistiche desuete, pubblicazioni dimenticate. Oltre al corpus delle lettere il volume è corredato da una attenta cronologia, la bibliografia delle opere citate, un elenco cronologico delle lettere sostenuto da un indice dei destinatari, le fonti e ubicazione degli autografi per concludere con il prezioso indice dei nomi. Fuor di piaggeria, ad averne di studi come questo.

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