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lunedì, Maggio 25, 2020
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Chiusura aziende monoaddetto. Confartigianato Belluno pone il problema a Mise e Prefettura con il supporto della Cciaa

Claudia Scarzanella, presidente Confartigianato Belluno

“Stiamo accettando anche il sacrificio della chiusura della maggior parte delle nostre imprese fino al prossimo 3 aprile – dichiara Claudia Scarzanella, presidente di Confartigianato imprese Belluno – sperando che valga le vite umane che disperatamente si sta cercando di proteggere e questo ad oggi vale sopra a tutto. Per il mondo della piccola impresa e dell’artigianato la situazione è grave perché già molte delle nostre imprese erano in difficoltà. Al più presto, però, abbiamo bisogno di una progettualità oltre le misure prese per l’emergenza”.

Forse il DPCM del 22 marzo poteva prevedere un’applicazione diversificata per dimensioni aziendali, mediante un’interpretazione meno burocratica. Lo spartiacque tra chi ha l’obbligo di chiudere e chi può restare aperto è dato, infatti, dai codici Ateco, lo strumento mediante il quale si classificano presso il Registro imprese della Camera di commercio le diverse attività.
Così molte realtà artigiane monoaddetto oppure con un solo collaboratore familiare e magari svolte in laboratori contigui all’abitazione rientrano nell’elenco dei codici Ateco al pari delle aziende con dipendenti, pur operando senza contatto con il pubblico. Ma c’è anche il caso, ancora più frequente, di aziende con solo titolare che vengono svolte nello stesso comune di residenza e che ora devono rimanere chiuse, benchè non si riscontri pericolo per la salute dell’imprenditore né di terzi nel trasferimento tra casa e bottega.
“Per tutti questi casi – spiega Michele Basso, direttore di Confartigianato imprese Belluno – abbiamo posto il problema all’attenzione del Mise e della Prefettura con il supporto della Camera di commercio. Per queste aziende, restare attivi potrebbe risultare vitale per completare l’ordine in corso ed essere pronti alla consegna o spedizione non appena si riaprirà, posto – prosegue il direttore Basso – che spesso le lavorazioni artigianali sono lunghe. Gli impegni sono tanti e malgrado le chiusure agli imprenditori il decreto ‘Cura Italia’ ha previsto il ristorno di un indennizzo di soli 600 euro, su base mensile, non tassabile”.

“Continuiamo a sperare che l’attenzione del Governo su Covid19 sia soprattutto ispirata da scelte di ordine sanitario per il bene della comunità – ribadisce la presidente Scarzanella – ma aspettiamo quanto prima interventi a sostegno delle aziende. Per i piccoli è davvero un grande punto di domanda cosa sarà del dopo. Per questo garantire la produzione da parte del titolare può già essere un’opportunità reale per la tenuta futura, senza peraltro venire meno alle regole per la prevenzione del contagio”.

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