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Restrizioni anticontagio. Paolo Benvegnù (Rifondazione comunista): “Fabbriche e fabbrichette già poco sicure prima, lo sono ancora meno oggi”

 

Paolo Benvegnù

“Adesso basta! Mentre si minacciano provvedimenti severi contro chi corre lungo gli argini, si chiudono i parchi cittadini, si mostrano le attività di sanificazione delle strade urbane, si propaganda la necessità di controlli ancor più severi e sanzioni contro chi non rispetta le severe regole anticontagio, centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori sono costretti ogni giorno a recarsi nei luoghi di lavoro, la maggioranza per attività di servizio e di produzione non essenziali in questo momento”.

A dirlo è Paolo Benvegnù, segretario regionale rifondazione comunista Veneto.

“Le aree del paese tragicamente più colpite – prosegue Benvegnù – sono proprio quelle a più alta concentrazione manifatturiera. Dopo Bergamo, e le immagini che arrivano da quella città sono più che eloquenti, adesso tocca a Brescia il triste primato della provincia più colpita d’Italia. Il sindaco di Brescia ha denunciato le pressioni sul governo nazionale e sul presidente della Lombardia da parte delle industrie locali per continuare a produrre. I risultati sono quelli che vediamo ormai h 24 nelle tv locali e nazionali.
Non ci sono protocolli, accordi sindacali, che possano veramente mettere in sicurezza, non ci piace dirlo, ma è così.

La grande maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori lo sanno. Fabbriche e fabbrichette già poco sicure prima, lo sono ancora meno oggi, e non ci sono controlli che possano essere efficaci con servizi dedicati come lo Spisal, già largamente sottodimensionato prima, totalmente inadeguati ora, quando ogni posto di lavoro costituisce un pericolo.

Zaia non perde occasione per fare propaganda, per sé e per i suoi amici industriali di cui le lavoratrici e i lavoratori Veneti conoscono la “grande generosità” . Le sue responsabilità e quelle del centrodestra nella regione Veneto, condivise con governi nazionali di tutti i colori, nel progressivo indebolimento della sanità pubblica sono note. L’ elenco dei servizi e degli ospedali chiusi nelle province venete e dei favori fatti ai privati è noto e risaputo.
Potrebbe fare, almeno una tantum, una cosa giusta : chiedere al governo nazionale di emanare un decreto, questo sì necessario, perché siano chiusi immediatamente tutti i servizi e le produzioni non indispensabili.

I veneti, tutto il paese, si difendono così . Abbiamo poca fiducia che lo faccia.
Chiediamo però ai sindacati di ascoltare le lavoratrici e i lavoratori, di fare in modo che quello che è successo in Lombardia, nelle province che hanno un tessuto di manifattura molto simile a quello del Veneto perché si molbiltino in questo senso.
Quello che è successo a Brescia e Bergamo  – conclude Benvegnù – domani può succedere anche qui e ovunque, se accade in alcune regioni italiane è un disastro . Forse siamo in tempo. Facciamo che non accada”.

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